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L'assurda testimonianza di Lesizza contro i partigiani sulla vicenda della non foiba di Rosazzo


Cosa dice la nota testimonianza indiretta di Marco Lesizza assunta come dogma e verità assoluta? Contro ogni principio di correttezza e di qualsiasi etica degna di essere definita come tale? Pubblicata ora integralmente dalla Lega Nazionale di Gorizia sul suo profilo facebook*. Innanzitutto una testimonianza degna di essere definita come tale ed attendibile dovrebbe attenersi ai fatti e non contenere valutazioni od opinioni di qualsiasi natura esse siano. 
Invece quella "testimonianza"indiretta è farcita di valutazioni ed opinioni sin dall'inizio, quando si punta il dito "sui fatti delittuosi commessi dopo il 25 aprile e prima in queste zone per opera di partigiani italiani affiliati al IX Corpus di Tito".  Prove? Il si racconta. 
Cosa dice il sig. Lesizza? Che la sera davanti ad una polenta fumante" i suoi genitori gli raccontavano di omicidi "perpetrati in quel bosco Romagno per mano di Partigiani gappisti garibaldini ed altri soggetti".  Si parla della casa di "Truda" ove si "gozzovigliava con proventi delle varie ruberie armi alla mano da parte di delinquenti tipo "Giacca"." ecc. Ovviamente dopo la notina che accusava, senza prove,"Vanni" e "Sasso", poteva mancare, quello che il testimone definisce come un delinquente, quale Giacca? Che venne graziato? Ma questo il testimone forse non lo ricorda.  E si legge anche che "nella stalla attigua avvenivano "ammazzamenti con il martello dopo torture incredibili e urla raccapriccianti che si udivano di notte nella nostra casa unitamente a scariche di mitra". "Le persone legate con le catene delle mucche alla greppia, narrava la stessa Truda, venivano picchiate e seviziate a più riprese a turno per poi essere uccise a martellate e sepolte alla meno peggio in fosse superficiali scavate da loro stesse lì vicino". Peccato che questi erano i modi tipici di operare dei nazisti, dei fascisti e dei domobranci, come ha insegnato la storia. E tali accuse, sono prive di qualsiasi prova, di fondamento, e di qualsiasi riscontro. Eppure qui le accuse pesantissime sono contro i partigiani. E Senza Prove. Oppure che "quelle ancora in vita venivano condotte in località Berniza, infoibate in una cavità" e da chi? Ovviamente dai partigiani, e rigorosamente rossi, visto che si specifica che avevano " i fazzoletti rossi al collo". E quale sarebbe una di queste fonti "indirette" Oltre a Truda, anche il padre di Lesizza, persona, che specifica essere stato alpino, nato nel 1914, contadino, amante del vino e " non era propriamente un fascista", che asseriva le stesse cose. Non propriamente fascista? Cosa diamine significa? O si era fascisti o non si era fascisti, punto. 
Si parla anche della morte di due ortodossi freddati con un colpo di pistola, la cui colpa era, ovviamente, quella di essere religiosi. E su quale base si afferma tutto ciò? Alle violenze contro i religiosi, poteva non mancare il caso di una nuova Norma Cossetto? No. Ed ecco che si legge: "due sposi di Trieste tradotti nei "Comunai" di Prepotto da parte di individui con la stella rossa sul berretto e di altri. E chi sarebbero questi altri? Non è dato sapere. Quello che deve interessare è che sono due partigiani comunisti. Sposi di Trieste, "seviziati e lei violata a turno da alcuni dei presenti ed infine con un palo di vigna in presenza del marito". E la donna, dimenticavo " era anche incinta". 
E poi vi sono una serie di valutazioni sempre personali ed altre questioni di meno conto rispetto a quelle ora riportate, anche se sempre gravi. Ora, pare evidente che qui c'è qualcosa che non torna. Già la notina informativa da cui è partito il putiferio mediatico è piena di contraddizioni, eppure è stata assunta a verità, e questa testimonianza indiretta, altrettanto allucinante per la gravità delle accuse specifiche che vengono sollevate, senza prove e neanche elementi indiziari degni di essere definiti come tali, fa parte dei"documenti" più importanti su cui si fonda la campagna della non foiba di Rosazzo. Può essere accaduto che all'interno della resistenza qualche errore sia stato commesso, ma i partigiani erano i primi ad intervenire per "fare giustizia". Ma qui il punto è che si è voluto prendere di mira una resistenza specifica, senza prove, ma con accuse gravissime che, si spera, possano trovare riparo nelle dovute sedi quanto prima. Per non parlare dell'assurda petizione diretta ai ministeri, nel cui contenuto si legge che " sono stati martirizzati presumibilmente tra i 200 e gli 800 innocenti a guerra conclusa". E che è stata promossa da un noto ex esponente dell'estrema destra italiana, ed ora entrato nel novero della Lega Nazionale di Gorizia, visto che è stato inserito nel gruppo facebook di quella organizzazione e che sta facendo iscrivere altre persone in quel gruppo. Senza la resistenza jugoslava nata per opporsi prima di tutto all'occupazione fascista della Jugoslavia, che ha comportato barbarie e crimini compiuti da militari italiani, ancora oggi incomprensibilmente non puniti, e di cui non si spende una sola riga, nonostante siano state desecretate le carte, dove emergono centinaia di centinaia di nomi di militari italiani accusati di "crimini" compiuti in Jugoslavia, forse non ci sarebbe stata la resistenza dalle nostre parti così come è avvenuta e probabilmente l'occupazione nazifascista sarebbe durata ben oltre il primo maggio del '45 giorno della liberazione di Gorizia e Trieste, ad esempio. E' vero che la colpa non va data ai partigiani che combattevano per la libertà ma visto che tutti i partigiani hanno combattuto per la libertà, per l'uguaglianza, per la fratellanza, per l'internazionalismo, non si possono accusare i partigiani di alcuna nefandezza, mettendoli sullo stesso piano di nazisti o loro collaborazionisti, come più di qualcuno tenta in modo ignobile di fare. Ed a tal proposito voglio ricordare che nel punto 2 dello Statuto dell'ANPI si legge che è compito di questa organizzazione di cui faccio parte" tutelare l’onore e il nome partigiano contro ogni forma di vilipendio o di speculazione". Ebbene chi direttamente od indirettamente si è reso complice delle infamie che colpiscono la nostra resistenza,va espulso dall'ANPI se iscritto. Così come devono intraprendersi quanto prima tutte le azioni ritenute più opportune per salvaguardare l'onore, l'immagine, la reputazione dei nostri partigiani, ivi inclusi quelli chiamati direttamente in causa, che non. 
Marco Barone 
*( Ps1 Poi rimossa, a livello temporale, dopo la pubblicazione di questo post da quel gruppo, od almeno non più visibile al sottoscritto, ma le foto come pubblicate in questo post, da cui è tratto l'intervento che segue, sono state tratte dal gruppo pubblico della LN di Gorizia,  e disponibili per diverse ore, e visibili da tutti, con Screenshot effettuati e testimoni che ne provano il quanto. Ps2 Nelle prime ore del 7 marzo le foto con la lettera della testimonianza di cui al presente post sono state ripubblicate sul quel gruppo.).

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