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Con la vicenda della non foiba di Rosazzo è a rischio lo stato di diritto infamando la resistenza



E' inutile che si gira intorno al problema, senza neanche avere il coraggio di difendere le proprie idee. Quello che sta accadendo in provincia di Udine, in merito alla vicenda non foiba di Rosazzo, ed ora fossa comune diffusa di Bosco Romagno, è una cosa allucinante e di una gravità inaudita. L'ANPI inspiegabilmente è sulla difensiva, quando qui non si può continuare a rimanere sulla difensiva, ma si devono dare le più opportune risposte in tutte le sedi che verranno ritenute idonee. A rischio non è solo la verità storica, l'onore dei nostri partigiani, ma anche lo stato di diritto perché la presunzione della colpevolezza è diventata la normalità. Si accusano persone che non possono più difendersi, sul nulla, su testimonianze indirette prive di qualsiasi reale e concreto riscontro oggettivo degno di poter essere definito come indiziario. Eppure da giorni si continuano a leggere cose pesantissime. Come mattatoio, "centinaia di morti"uccisi "con il martello e il piccone" e la colpa é dei partigiani "affiliati a Tito i fazzoletti rossi quelli che volevano cedere questo territorio all'ex Jugoslavia". Le meschinità continuano, le infamate pure. E senza prove degne di essere definite tali. Stanno i media censurando tutte le opposizioni critiche e ragionate contro questa porcata della non foiba di Rosazzo. La situazione è pessima. E comunque si continua a tacere su quanto pubblicato sulle responsabilità criminali italiane nelle terre occupate. L'armadio della vergogna non deve fare notizia, il fatto che ci sono documenti che dimostrano che la famigerata commissione d'inchiesta contro i criminali di guerra italiani venne promossa per non consegnarli volutamente alla Jugoslavia, non deve fare notizia, che in un villaggio jugoslavo siano state trucidate 878 persone, mentre, in un solo giorno, sono state arrestate 2858 persone, che in Jugoslavia, Grecia, Albania, gli italiani hanno istituito circa 200 campi di concentramento e si sono serviti degli ostaggi per formate i plotoni di esecuzione, che nei territori balcanici occupati dall'Italia su una popolazione di 360 mila abitanti ne sono stati uccisi 67.230, ebbene, ciò non deve fare notizia. Mentre infamate contro la resistenza ed i nostri partigiani con il fazzoletto rosso proseguono inarrestabili. Nessuna tragica pagina storica è stata nascosta, nessuna menzogna e nessuna omertà, e quale evidenza si dovrebbe negare? Quella basata su supposizioni prive di ogni riscontro? Ma stiamo scherzando con il fuoco e con la dignità della nostra resistenza qui. Quali sarebbero i delinquenti che si nascondevano nella resistenza? Quali sarebbero le persone innocenti uccise dai partigiani? Quali? Accuse gravissime che non possono perdersi nel vuoto del dimenticatoio o del tanto il tempo rimedierà al tutto. 
Chi usava il piccone durante la seconda guerra mondiale erano soprattutto i collaborazionisti dei nazisti. Il 29 luglio 1944 i domobranci circondano il paese di Ajdovec, presso Dobric. A Heda Jvancic hanno tagliato la gola con un coltello e la hanno pugnalata ripetutamente alla schiena ed infine le hanno aperto l’addome con una raffica di mitra. Il tenente dei domobranci disse: "Avete pronte le salsicce, mangiatele alla svelta che non si mettano a puzzare". Il 3 maggio 1944 nel villaggio di Vrhovo presso Zuzemberk hanno dilaniato Janez Ozimk e sua moglie Francka, lo stesso giorno hanno condotto a Trebnije Jozefa Sustersic, le hanno fratturato tutte le dita e spaccato la testa con un piccone. Il 6 maggio 1944 hanno catturato presso Temenica Pepka Bozic e la hanno sepolta viva lasciandole fuori la testa e dopo averle inflitto indicibili torture la hanno finita spaccandole la testa. Il 14 maggio 1944 hanno fatto irruzione nella casa di Franc Stroijn a Dobrava e lo hanno ucciso con una raffica di mitragliatrice. La figlia aveva cercato scampo nella stanza attigua dove si trovava il nonno, ma sfondata la porta la hanno crivellata con 12 colpi." Chi staccava i denti ai nemici erano i nazisti. Per esempio nel campo di lavoro di Pabianice (Pabianitz – Wartheland) vengono raccolti anche i denti d'oro, strappati dalle bocche degli ebrei uccisi, che vengono fusi e trasformati in lingotti. 
Chi torturava in modo bestiale erano i fascisti. Le testimonianze in sede processuale sono diverse. Note a livello nazionale sono quelle ad esempio di Ernesto Magherini. Gappista, tradotto a Villa Triste dove fu torturato.  
Mi collocarono, col corpo seminudo su una panca, disteso supino, mi legarono al cancelletto i piedi e gli avambracci e mi bendarono. Poi se ne andarono lasciandomi per alcuni minuti solo e legato. Quando tornarono mi sentii toccare sull'addome; dopo un po' intesi come un bruciore sempre più forte sul ventre che sembrava mi prendesse fuoco. Ed a lungo mi sembrava che qualcuno mi strappasse gli intestini tirandomeli. La sofferenza era terribile e urlavo e mi sentivo impazzire e svenire. A un certo momento mi sentivo soffocare (…) non potendo più sopportare la tortura riuscii a dire che mi ero deciso a firmare. Non contenti mi tennero ancora a soffrire e poi finalmente tolsero la tortura e vidi che mi avevano applicato un bussolottino al ventre con un animale dentro, una specie di scarafaggio. Il bussolottino era legato aderente alla superficie del corpo (…) l'animale per cercare la via di uscita tormentava la carne... (testimonianza tratta da R. Caporale, La “Banda Carità”. Storia del Reparto Servizi Speciali (1943- 1945), Edizioni S. Marco Litotipo, Lucca 2005, pp. 108-109). 

O quella di Tosca Bucarelli. Gappista fiorentina, catturata nel febbraio del 1944 torturata in questo modo: (...) mi dette due pugni poi siccome avevo il cappotto si accorsero che sentivo poco male ed allora mi fecero spogliare facendomi restare in sottabito, picchiandomi a più non posso. Il Capitano tedesco con la cinghia, (...) con un bastone quadrato; (...)fu il più violento e credo sia stato lui a rovinarmi nella salute. Mi ridussero in uno stato pietoso e sanguinante da tutte le parti. Mi diedero dei colpi al fegato... Io per le torture subite cascai per terra. (testimonianza tratta da R. Caporale, La “Banda Carità”. Storia del Reparto Servizi Speciali (1943- 1945), Edizioni S. Marco Litotipo, Lucca 2005, pp. 103-104). 

Ci rendiamo conto che qui si sta facendo una equiparazione tra i partigiani ed i nazisti ed i fascisti e loro collaborazionisti? Siamo nell'indecenza pura. Quale il vero motivo di questa operazione? Diverse sono le valutazioni.
Distrarre l'attenzione dall'armadio della vergogna, attaccare pesantemente i partigiani rossi e legittimare solo la resistenza "bianca" ed attaccare soprattutto quelli che hanno lottato insieme ai partigiani sloveni, croati, che legittimamente in quel periodo credevano e si battevano per determinati ideali e sistemi sociali e non solo. Eppure si dimentica, volutamente, che senza la resistenza Jugoslava, dalle nostre parti l'occupazione nazifascista sarebbe durata chissà per quanto ancora, che senza la resistenza Jugoslava non ci sarebbe stata la resistenza così come l'abbiamo conosciuta e forse oggi ci sarebbe una Italia peggiore ed una Costituzione diversa e non in meglio. 

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