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Blitz della DIA tra Monfalcone e Trieste ennesimo campanello di allarme



Se la zona a cavallo tra la provincia di Napoli e Caserta è nota per essere la " terra dei fuochi", dove ancora oggi, nonostante le belle parole continuative di chi governa questo Paese, nulla è stato fatto per sanarla, per bonificarla, anzi si continua a coltivare in zone interdette ed i prodotti nocivi arrivano sulle nostre tavole come e niente fosse. Se in questa zona si continua a morire di tumori e cancro, se in questa zona sono stati scaricati rifiuti tossici provenienti soprattutto dal Nord Est,nel Nord Est si continua a sottovalutare il fenomeno delle mafie. Il Veneto, in tal senso, ad esempio, nulla ha da invidiare alla "terra dei fuochi". 
Ci sono diverse inchieste che hanno dimostrato, sulla base accusatoria, nell'attesa che i processi giungano a compimento, come parte del Veneto sia semplicemente avvelenato e non impropriamente può essere definita terra dei veleni. Un procedimento continuo, mafioso, sistematico, iniziato da quando praticamente l'Italia è pervenuta da queste parti nel primo decennio dello scorso secolo. Ed il FVG confina con l'innocente Veneto. Ed il FVG, come denunciato mille volte, non è terra immune dalle mafie. Le attenzioni non sono alte, e si deve fare di più. Penso per esempio alle opere pubbliche di una certa rilevanza, come il polo intermodale di Ronchi, opera da 17 milioni di euro, dove andrebbe stipulato un protocollo per la legalità, affinché si possa garantire l'accesso ai cantieri, e non solo, alla DIA in qualsiasi momento. I campanelli di allarme devono essere ascoltati, e non si devono perdere nel silenzio del nulla come un suono di qualsiasi campana. Esiste la presunzione di innocenza. Sia ben chiaro. Ma se a Trieste e Monfalcone è stata coinvolta la DIA con un blitz in tre società e nelle abitazioni dei titolari operanti nel settore delle bonifiche ambientali per "verificare" come ha denunciato il Piccolo, "se l’affidamento di determinati lavori di bonifica dall’amianto siano stati ottenuti con modalità tali da indurre in errore l’affidatario dei lavori (Autorità Portuale di Trieste) circa la reale presenza dell’amianto nel sito interessato, procurando di conseguenza un notevole aumento del costo dell’opera per la Pubblica", non è cosa mica da poco conto. 
La DIA non è che viene coinvolta così, per divertimento o per suscitare clamore mediatico. 
La DIA attua investigazioni preventive "finalizzate a definire le connotazioni strutturali, le articolazioni e i collegamenti interni e internazionali, gli obiettivi e le modalità operative delle organizzazioni criminali". Ed anche investigazioni giudiziarie, finalizzate a sostenere azioni di contrasto che si sviluppano contro obiettivi strategicamente selezionati, che vengono aggrediti nel loro insieme, senza dispersione di risorse informative o di energie investigative. La Dia investiga i soggetti criminali piuttosto che i singoli delitti. Non agisce, di regola, sulla base della notitia criminis, ma privilegia l'analisi del fenomeno nel suo complesso e il contesto del reato associativo, puntando ad individuare nei singoli componenti dei gruppi mafiosi le responsabilità, i ruoli, le attitudini criminali, i comportamenti delittuosi.
Ecco, nella nostra regione dove presenze mafiose sono state segnalate più volte, specialmente nella provincia di Gorizia e Trieste, dove risultano, (dati aggiornati al 30 settembre 2015), 24 immobili in gestione totale, 15 destinati, e 2 aziende in gestione da parte dell'Agenzia Nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata la cui sede è in Milano, significa che un problemino non da poco conto esiste. E continuare a non vederlo significa favorire il radicamento del sistema mafioso tutto. 

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