Passa ai contenuti principali

Questione migranti in FVG, ci risiamo tra Gorizia Udine e Pordenone



I muri nascono per essere demoliti. Non sono mai stati una soluzione, anzi, sono stati sempre determinanti per l'aggravarsi di certe situazioni. Una marcia per il sogno europeo, per chiedere accoglienza, aiuto, soccorso, diritti. Una marcia che parte da lontano, che attraversa deserti, e diverse strade, altri, invece, navigano su barconi affrontando i rischi del mare diventato un vero e proprio killer, il Mediterraneo. Mare rosso, di sangue. Come rosso è il Carso in questo autunno,voci del popolo dicono che sia così in ricordo di quel fiume di sangue che ha devastato nei primi anni del '900 con una tremenda carneficina questi meravigliosi posti. Anche l'Isonzo era diventato rosso, anche se, come ricorda Magris nel suo ultimo libro, l'Isonzo ha i colori più belli del mondo. No, non quello rosso sangue, giusto per intenderci. 
E ci risiamo. Tra annunci patetici, che servivano a fomentare illusioni, a movimentare masse, a riabilitare la Germania, con il nuovo spirito di Monaco, che in verità propone una soluzione etnica delle persone che vorrebbe accogliere, roba da far rabbrividire, e ci si domanda se in Italia si inizierà a fare la stessa cosa, a gestire questo "fenomeno" respingendo le domande di richiesta d'asilo degli afghani o pakistani, per disincentivare i loro arrivi in FVG ed in Italia.  
Dunque, oggi si è arrivati innanzi ad una situazione a dir poco stancante, ridondante, e del non se ne può più. Le città si svuotano, ma rimangono spazi vuoti, chiusi a chiave, perché il profitto incrementa, perché queste sono le leggi del mercato, quel mercato che nel 2008 ha dato il là alla così detta crisi, già dimenticata da molti. 
L'Europa ha formalizzato bellissimi principi di diritto, come la Carta Europea dei diritti dell'uomo. Questa Europa, però, ha voluto porre al primo ed unico posto le merci, il capitale, e mantenere ai minimi termini diritti vitali per la civiltà europea. D'altronde la stessa Europa ha massacrato quella che è stata definita coma la culla della sua civiltà, la Grecia. Che continua sulla sua strada, ma non vuole lasciare l'Europa. Continente vecchio, composito, che vorrebbe da un lato emulare gli Stati uniti d'America, praticamente fondati da noi europei, dall'altro ritornare al passato, al sistema delle nazioni. Una via di mezzo, un dilemma, due piedi tirati e sospesi fino a quando non si cederà. E nel bel mezzo di tale dramma, migliaia di migliaia di persone inseguono il sogno europeo, perché dicono qui vi è la democrazia qui possiamo vivere da esseri umani, soprattutto dopo le guerre che il vostro sistema ha causato a casa nostra. Già. Dopo i fatti noti e tristi e deprimenti di questo ottobre, senza dimenticare la morte del giovane ragazzo e rifugiato di agosto, travolto dalla furia dell'Isonzo, abbandonato a se stesso da chi doveva provvedere ad agire, ad intervenire, ecco che ritornano e non poteva che essere così. Dieci, venti, cinquanta e via discorrendo. Per ragioni o torti diverse, poco importa. Quello che conta, appunto, è che vengono qui nella nostra regione che ha conosciuto imponenti processi emigratori ed anche immigratori nel corso della sua storia e sembra averli rimossi. Il sistema FVG continua a sentirsi immune dalla rotta balcanica, che dovrebbe diventare una opportunità e non un problema. Rotta che viene gestita come fatto di ordine pubblico, militare, di sicurezza. Fanno a gara per chi per primo scarica queste persone nello Stato confinante e vicino. Merce, pacchi postali, nulla. Le Istituzioni dovrebbero, anzi devono dotarsi di un piano organico affinché nessuno rimanga più per strada. E' loro dovere. Ma ancora una volta sono i volontari a colmare le lacune e le mancanze di un sistema che spera solo che dal FVG non passi la nota rotta balcanica. Ma questa storia deve finire. Ed intanto in questo inizio novembre a Gorizia una cinquantina di migranti sono stati accolti solo da una parrocchia, ad Udine una quarantina di migranti hanno dormito per strada, a Pordenone una trentina di rifugiati sono praticamente accampati in un locale parco. E se per caso dovessero arrivare in centinaia? In migliaia? Nel mentre che continuano gli interrogativi, ed il solito ed indecente scarica barile, il tempo passa, le omissioni perseverano e ci si chiede anche se dovrà essere la magistratura a porre fine a certe situazioni od il buon senso e la cooperazione e soprattutto non scaricando più oneri non dovuti al sistema del volontariato. Perché il sistema istituzionale rischia di approfittare di tale spirito meraviglioso di solidarietà umana semplicemente per non alzare un dito.

Marco Barone 

Commenti

Post popolari in questo blog

Passo dopo passo il Nord è conquistato da chi vuole "l'indipendenza della Padania"

Ciò che non è entrato dalla porta principale, entra, anno dopo anno, passo dopo passo, in modo sistematico, con estrema pazienza ed intelligenza politica, dalle finestre che connotano la casa del Nord. Un Nord che è uscito con le ossa fratturate dalla crisi del 2007, divenuto isola felice per le mafie, per la corruzione, ma che ha continuato ad essere rispetto al Sud sempre il locomotore dell'Italia, Paese che sta all'Europa come il Sud Italia sta al Nord Italia. Ed il Nord non ci sta più. Pensiamo al Friuli Venezia Giulia, dove cortocircuiti storici sono anche visibili. Ovunque piazze dedicate all'Unità d'Italia che qui non poteva essere festeggiata perchè quando questa raggiunta non era mica contemplata l'Italia, ma si era in gran parte in quello che veniva definito come l'Impero felice a cui è stata anche dedicata una piazza e si continuano a dedicare statue o celebrarne i fasti nobiliari. E poi sarà in prima linea su due fronti di guerra catastrofici, la …

Salvare le scritte storiche sui muri delle nostre città dei tempi della guerra. Rischiano l'estinzione

Il Friuli Venezia Giulia è una polveriera storica impressionante. Anche se la storia che ovviamente si racconta di più e che ha sancito le sorti di quel presente che viviamo è quella del '900. Terra martoriata da due catastrofi mondiali e che ha rischiato, per la nota causa di Trieste, di scatenare anche la terza. Ci sono diverse testimonianze storiche di quel tempo, soprattutto della seconda guerra mondiale e delle fasi successive alla liberazione dal nazifascismo che caratterizzeranno le sorti di Trieste e dell'Isontino per diversi anni. Ad esempio si possono ancora oggi leggere in alcune località, come Monfalcone, Ronchi, delle scritte che inneggiano alla Jugoslavia, alla settima Repubblica Federativa Jugoslava. In rosso.
Sopravvissute al tempo, alla storia, alla memoria. Anche se a dire il vero ne sono rimaste solo una manciata e difficilmente leggibili. Ma anche per Trieste ci saranno testimonianze del genere come nelle località sicuramente interessate da questa contor…

Quel grave gesto di farsi fotografare alla tomba di Giulio Regeni. Violato il rispetto

Ci sono tombe diventate luoghi cult come quella di Jim Morrison, Oscar Wilde, che le guide turistiche non possono non indicare perchè è così che va il mondo. Ci sono tombe che sono espressione della grandezza storica di certi e dati eventi, come quelle dei partigiani, tutti luoghi dove farsi fotografare è legittimo. E poi ci sono luoghi dove dovrebbe governare l'assoluto buon senso e senso del rispetto. Siamo oramai entrati nel pieno del terzo anno dalla scomparsa di Giulio, tre anni di atroci e durissime lotte da parte della famiglia prima di tutto, tre anni alla ricerca continua e costante di quella verità per Giulio che è stata negata, compromessa, a colpi di effetti teatrali, menzogne, depistaggi, con l'aggravante di chi ha rappresentato l'Italia di effettivamente chinarsi ed arrendersi al torto di stato del compromesso. Se nel corso di questi anni praticamente non è mai circolata la foto della tomba di Giulio, qualcuno si sarà posto un minimo perchè? Già la famiglia …