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In Italia raddoppia l'emigrazione e quasi si dimezza l'immigrazione.A Gorizia cresce l'immigrazione


L'ultima fotografia dell'Istat sul nostro Paese è a dir poco desolante. L'Italia non attrae più. L'Italia è un Paese dal quale andare via. 
L'Italia è il Paese ove le emigrazioni sono raddoppiate e le immigrazioni quasi dimezzate. Un Paese ove vi è un calo delle nascite anche pesante. 
L'aumento delle emigrazioni nel 2014 sull'anno precedente (cancellazioni dall'anagrafe per l'estero) è dovuto principalmente alle cancellazioni di cittadini italiani (da 82 mila a 89 mila unità, pari a +8,2%). Sono tuttavia in aumento anche le cancellazioni di cittadini stranieri, da 44 mila a 47 mila unità (+8,8%). L'Istat evidenzia che "le principali mete di destinazione per gli italiani emigrati nel 2014 sono la Germania, il Regno Unito, la Svizzera e la Francia.Negli ultimi venti anni i flussi migratori con l’estero hanno rappresentano il prevalente fattore demografico di crescita in Italia, producendo un saldo migratorio positivo e contribuendo a modificare la popolazione residente dal punto di vista quantitativo e strutturale. Tuttavia, questa tendenza si è progressivamente ridotta nel tempo: nel 2014 la crescita della popolazione residente si è fermata ad appena 13 mila unità poiché il saldo migratorio positivo con l’estero (+141 mila) è riuscito ancora a compensare un saldo naturale largamente negativo (-96 mila). Le immigrazioni negli ultimi cinque anni si sono ridotte del 38%, passando da 448 mila unità del 2010 a 278 mila nel 2014. Le emigrazioni invece sono più che raddoppiate, passando da 67 mila a 136 mila unità. Il saldo migratorio netto con l’estero, pari come detto a 141 mila unità, registra il valore più basso degli ultimi otto anni".

La comunità straniera più rappresentata nei flussi di ingresso continua a essere quella rumena con 51 mila iscritti, seguita dalle comunità marocchina (18 mila), cinese (16 mila), bengalese (13 mila), albanese (11 mila) e indiana (11 mila). Rispetto al 2013 si evidenziano significative variazioni tra i flussi in ingresso, sia in calo sia in aumento, in relazione a particolari cittadinanze. Rumeni, marocchini e cinesi – ovvero gli immigrati numericamente più presenti nei flussi del 2014 – fanno registrare un calo, rispettivamente, del 12,9%, del 9,9% e del 10%. Tuttavia, il calo relativo sull’anno precedente è più marcato per i cittadini moldavi (-53%), ecuadoriani (-42%), peruviani (-36%) e ghanesi (-33%). Viceversa aumentano le immigrazioni di cittadini pakistani (+23%) e bengalesi (+21%).

Le province che attraggono i cittadini stranieri sono prevalentemente quelle del Centro-nord: i tassi di immigratorietà più elevati si registrano nelle province di Milano (7,6 per mille abitanti), Prato (7,0 per mille), Roma (6,2 per mille), Gorizia (6,2 per mille) e, più in generale, in molte di quelle dell’Emilia Romagna e della Toscana. Anche le province siciliane della costa meridionale (Trapani, Agrigento, Calatanissetta e Ragusa) e della Calabria (Crotone, Catanzaro e Reggio Calabria) presentano tassi di immigratorietà molto elevati. Per tali province, tuttavia, può parlarsi solo in parte di un insediamento volontariamente espresso da parte degli immigrati, in quanto in queste zone hanno sede alcuni centri di accoglienza per i richiedenti asilo.

I trasferimenti tra Comuni comportano un saldo migratorio quasi sempre positivo per le regioni del Nord. In termini relativi, nel Nord-est il primato spetta al Trentino-Alto Adige (+2,5 per mille) e all’Emilia Romagna (+1,7 per mille), nel Nord-ovest alla Lombardia (+1,3 per mille) e al Friuli Venezia Giulia (+1,2 per mille),Le province con il saldo positivo più elevato sono Bologna (+3,7 per mille residenti), Como (+2,9 per mille) e Trieste (+2,7 per mille). Il saldo migratorio interno evidenzia una perdita di residenti soprattutto nelle province siciliane e calabresi: Vibo Valentia (-4,2 per mille), Caltanissetta (-3,9 per mille), Reggio di Calabria (-3,9 per mille) ed Enna (-3,8 per mille) sono le province con il saldo negativo più elevato.
Il numero dei connazionali che decidono di trasferirsi in un Paese estero cresce dell’8,2% rispetto al 2013 ed è più che raddoppiato rispetto a cinque anni prima. Tale incremento, congiuntamente alla contrazione degli ingressi (che ammontano a 29 mila, 3% in meno del 2013), produce nel 2014 un saldo migratorio negativo, dei soli cittadini italiani, di ben 60 mila unità.

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