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Gorizia non è un porto per i migranti,ma continuano a portarli via


Sono stati poco più di 140 mila gli sbarchi in Italia fino a novembre, la quasi totalità avvenuti in Sicilia, poi in Calabria ed in altre regioni del Sud Italia. Gorizia non è un porto, non è un luogo di smistamento, ma solo una città di confine, ove ogni tanto capita che qualche centinaia di persone, nelle punte massime, deviando dalla rotta Balcanica, per poi produrre domanda presso la locale commissione territoriale, giungono in questa località, oggi estrema periferia nordica d'Italia. Ciò era prevedibile, vista la presenza della Commissione territoriale. Ed allora, per diminuire il flusso, si è deciso di dividerla, riducendo il bacino territoriale di competenza. Ora, pare che la si vuole dividere ulteriormente, per poi, magari farla sparire da Gorizia. Ma sono ben consapevoli che senza la commissione territoriale è a rischio anche l'esistenza della stessa Prefettura e senza la Prefettura Gorizia diventerebbe una località senza più alcun ruolo. Perderebbe il massimo organo simbolo della sua italianità. Eppure un centinaio di persone sono state in grado, non per loro colpa, di evidenziare il vuoto, la pochezza di una classe dirigente politica, tutta. Ancora una volta il tutto gestito e "risolto" per mano di chi dovrebbe occuparsi di ordine pubblico. Ancora una volta caricati su qualche bus per essere trasferiti, lontano. Lontano da Gorizia, perché possa tornare ad essere la tipica città cadavere a cui siamo tristemente abituati in questi ultimi anni. Vuota già dalle prime ore pomeridiane. Ma a chi vuoi che importi ciò. Il fallimento totale della classe politica locale al governo di questa città, che non è in grado di dare autorevolezza al proprio territorio né a livello regionale né a livello nazionale, sulla partita migranti, però, continua a vincere la sua battaglia. Non li vogliono a Gorizia i migranti. A rischio di farli dormire per strada per mesi, come già accaduto. E da Gorizia devono andare via. E da Gorizia vanno via. Ogni volta una motivazione diversa, sempre più particolare, dal fatto che Gorizia deve essere considerata come una città meridionale ove i profughi sbarcano per essere smistati, come pacchi, nel resto d'Italia o d'Europa tramite il ricollocamento, al fatto che Gorizia ha raggiunto la sua capienza massima, decisa in base a criteri matematici ma privi di alcuna logica sostanziale, e dunque qui non vi è posto. Neanche una virgola di proposta alternativa. Muro contro muro. La società civile , o meglio parte di essa, che si mobilita, si organizza, la politica governativa che non cede di un millimetro. E vince la sua battaglia. 
Gorizia non deve essere la città dell'accoglienza, perché altrimenti arrivano tutti qui i migranti, o meglio i clandestini come molti li chiamano. Clandestini. Altri dicono che si rischia l'invasione. L'Invasione. Due concetti squallidi che da soli meriterebbero risposte presso le competenti sedi. Baracche sull'Isonzo, tende nella periferia di Gorizia, coperte diffuse per la città.
Gorizia non è un porto ove sbarcano i migranti, ma continuano a portarli via come se lo fosse. Quello che mi domando, ma i goriziani hanno capito che la responsabilità del degrado sociale, umano e non solo in cui si trova questa città è di chi ha alzato i muri? O per caso sostengono, anche loro, questi muri? Eppure Gorizia ha festeggiato quando è caduto il suo piccolo muro di Berlino. L'ebbrezza di quel momento è stata solo una euforia durata un giorno? Alzare i muri all'interno della città, comporterà l'edificazione di muri anche all'esterno della città, e poi oltre, per arrivare all'isolamento, a vivere la propria isola infelice e da infelici, nel vuoto e nella miseria umana. 

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