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Questione rifugiati di Gorizia, ma la Regione FVG dorme?



A Gorizia tiene banco da mesi la questione richiedenti asilo, profughi, rifugiati, a causa, soprattutto, dell'indecenza che sono costretti a subire sulla propria pelle. Il tutto mentre un mondo meraviglioso fatto di volontari e volontarie, da mesi, giorno e notte, sostituisce letteralmente uno Stato che per il tramite delle sue articolazioni territoriali, tutte, è semplicemente assente. Questa settimana è quella cruciale per la questione di Gorizia, probabilmente arriverà una risposta concreta e se questa non ci sarà, non rimarrà altra via che quella della protesta umanitaria ad oltranza e non solo. Se da un lato hai il Comune di Gorizia che assolve se stesso accusando l'assenza delle altre realtà istituzionali, non si capisce il perché la Regione, dopo i recenti fatti di Gorizia, non interviene, non alza la voce, eppure non solo ne avrebbe il diritto ma anche il dovere. E' notizia di oggi, 12 ottobre che, la Regione ha siglato un Protocollo a Tarcento con il Comune, la Prefettura di Udine e la Croce Rossa Italiana (CRI) per assicurare risorse all'Amministrazione municipale da destinare alla formazione obbligatoria dei richiedenti asilo e al loro impiego in attività socialmente utili. Ma su Gorizia tutto tace. E' stato detto che nella nostra regione vivono più di 100 mila immigrati regolari e che non può farsi mettere in ginocchio da neanche 2000 persone, che si " tratta di un numero irrilevante rispetto alla presenza migratoria che tuttavia diventa rilevantissimo se non viene gestito". Parole giuste. 
Nel sito della Regione FVG si legge che "L’accoglienza del richiedente asilo é un obbligo giuridico per gli Stati membri dell’Unione europea. La Direttiva n. 2003/9/CE prevede norme minime sull’accoglienza dei richiedenti asilo finalizzate a “garantire loro un livello di vita dignitoso e condizioni di vita analoghe in tutti gli Stati membri” (par. 7, preambolo, Direttiva n. 2003/9/CE). Analogo principio è espresso dalla Direttiva 2013/33/UE (cd. direttiva accoglienza rifusa) che deve essere recepita nell'ordinamento italiano entro luglio 2015 la cui finalità generale è quella di rinforzare" i principi che ispirano la direttiva 2003/9/CE al fine di migliorare le condizioni di accoglienza dei richiedenti protezione internazionale" (paragrafo 7, preambolo Direttiva 2013/33/UE) Il richiedente protezione internazionale ha diritto all’accesso alle misure di accoglienza sin dal momento della presentazione della domanda di asilo (art. 5 comma 5 D.Lgs. 140/05). La medesima norma prevede che gli interventi assistenziali e di soccorso posti in essere precedentemente alla presentazione della domanda sono attuati invece a norma delle disposizioni della Legge n. 29 dicembre 1995 n. 563. Detti interventi sono di competenza delle Prefetture che possono implementare le misure di accoglienza sulla base di collaborazioni con gli Enti Locali. In questo quadro si collocano le azioni che la Regione Friuli Venezia Giulia ha realizzato nel corso del 2014 e quelle che è intenzionata ad attuare con la presente programmazione (16 azioni articolate in 7 ambiti d’intervento), oltre che con il “Programma stralcio 2015” di recente approvazione (DGR n. 396 dd. 3 marzo 2015). 
Se poi a ciò non seguono misure concrete, lasciando per mesi e mesi per strada centinaia di persone, a cosa serve riportare principi vari? Per il solito apparire? Si parla tanto del tavolo regionale protezione internazionale, istituito con D.G.R n. 2635 del 30.12.2014 che ha i seguenti compiti: contribuire al monitoraggio del sistema di accoglienza regionale delle persone richiedenti o titolari di protezione internazionale/umanitaria presenti in regione partecipare all’attualizzazione, a livello locale, delle strategie operative definite dal Tavolo di Coordinamento Nazionale e Regionale di cui al D.Lgs. 21 febbraio 2014, n. 18 anche attraverso: la formulazione di proposte (di interventi e strumenti) utili a risolvere le problematiche riguardanti l’accoglienza e l’integrazione dei richiedenti o rifugiati in FVG, l'espressione di pareri non vincolanti ai fini dell’individuazione di eventuali nuovi interventi di accoglienza.
Bene. Ma a parte le meravigliose parole, sul caso Gorizia, quali sono le proposte concrete? Quali gli interventi e gli strumenti utili per risolvere le problematiche dovute ad una politica indegna di essere propria di un Paese che voglia definirsi civile? Sorge il sospetto che tra alcune parti in causa vi sia una sorta di non detta convergenza, forse per diversi interessi politici e strategici che non per forza di cose devono riguardare i rifugiati, d'altronde la politica è fatta di compromessi, come la storia ha insegnato. 
Una cosa è certa, fallita la partita del logoramento, che non ha fatto allontanare i richiedenti asilo da Gorizia, si vuole giocare forse ora quella dello smistamento coatto? Insomma Gorizia non deve ospitare richiedenti asilo. Deve svuotarsi. Peccato che questo svuotamento riguarda anche la città stessa, perché è in una delle sue peggiori fasi storiche, ma ciò sembra poco interessare ad alcuni politicanti il cui unico problema, la cui unica fissazione sono i richiedenti asilo diventati forse anche una sorta di alibi o strumento di distrazione e se queste sono le risposte che si offrono sul piano umanitario, il futuro rischia di essere nero, che è quello che forse qualcuno auspica, ma fallirà anche in ciò. Dare un tetto ai richiedenti asilo è dovere etico, morale, umanitario e giuridico e non una questione di banale buonismo. Preso atto della situazione complessiva, se i richiedenti asilo avranno un tetto, nonostante tutto ed il tutto, ovunque esso sia, è in ogni caso un passo in avanti, rispetto al degrado sociale ed umano che hanno dovuto affrontare. 
Evviva l'Italia che lede sistematicamente i pilastri fondanti la sua civiltà sociale e giuridica,ed a forza di lesioni prima o poi questi pilastri cederanno e le conseguenze saranno devastanti, per tutti. 

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