Passa ai contenuti principali

Scuola e questione meridionale, una nota stonata con la macchina che decide il tuo futuro

So bene cosa voglia dire abbandonare la propria terra, il proprio mare, lasciare i propri genitori e poi una borsa in mano, un viaggio che sembra non avere mai fine e sbarcare in quella che un tempo la presentavano come la terra della nebbia, fredda, il nord. So bene cosa significhi chiudersi per qualche minuto in se stessi e pensare che a me il sud piace, ma. Appunto, ma. Un conto è quando il ma è privato, è una scelta privata, insomma una scelta. Certo, a volte non proprio libera, perché le mafie, la corruzione, il sistema clientelare hanno reso buona parte del Sud ingestibile, però vi è chi ha deciso di restare, di lottare, di non adeguarsi, di andare contro, ed il Sud lo vive. Un conto quando il ma è pubblico, nel senso che è il tuo Stato, proprio quello che ha determinato la questione meridionale, il tuo datore di lavoro, quello che ha, anno dopo anno, in via passionaria, giostrato con leggi, regole, incertezze,corsi ecc perché tu potessi arrivare dove sei arrivato od arrivata. Partire o non partire? E se non parto, vengo penalizzato, ciò a prescindere dal fatto che il docente o la docente, perché qui trattasi soprattutto di condizione femminile, abbia deciso di partecipare, come in un gioco, alla ruota della fortuna di questo Stato. Notti senza dormire, ansia, a volte magari ci ridevi anche su, però, in fondo, tu in quel sud ci sei cresciuto, è la tua casa ed ora te la portano via. Di soluzioni ve ne sarebbero a decine, la più banale, è ridurre il rapporto docenti/studenti, visto che vi è un problema demografico, vista che la situazione è strutturale. Dicono anche che è fisiologica la percentuale di trasferimenti. Ma come osano? Un conto è scegliere liberamente, un conto è non scegliere ma vedere la propria sorte essere in balia dell'astrazione pura, di programmi, della meschina macchina. La macchina non ha sentimenti, la macchina non ha cuore, neanche anima, niente. La macchina è una macchina ed anche le macchine possono sbagliare. E sbagliano. Ma come cercare l'errore all'interno di un sistema totalmente errato che costringe migliaia di persone ad errare per questo Paese? E poi non dimentichiamolo, chi è soggetto a questo piano di assunzioni straordinario, a disposizione del così detto potenziamento, non sarà neanche più il classico docente. No. Vivrà con incarichi di durata triennale. Sono riusciti ad inventarsi la precarietà all'interno del ruolo, oltre all'estrema flessibilità. E senza avere neanche più un rapporto diretto, di continuità, con la propria classe. Non vedrai nascere la tua classe, e non la vedrai neanche finire l'ordine di scuola , ma sarai in mezzo, ancora una volta. In mezzo per non contare nulla. Un numero, una banale astrazione, da collocare dove la macchina ha deciso. Ma ricordiamolo che dietro l'operato della macchina vi è sempre la responsabilità dell'uomo.

Commenti

Post popolari in questo blog

"Qua semo a Trieste e no se parla s'ciavo, qua se parla triestin e italian"

"Qua semo a Trieste e no se parla s'ciavo, qua se parla triestin e italian". Non mi sorprende la denuncia effettuata sul Piccolo di Trieste e pubblicata come lettera del giorno. Solo che questa volta chi ha subito tale aggressione verbale razzista ha avuto il coraggio di prendere carta e penna e scrivere e denunciare pubblicamente quanto accaduto. Diverse volte per i muri di Trieste sono apparse scritte che riportavano quel concetto bestiale e puntualmente e giustamente venivano rimosse. Ma non mi sorprende, perchè ciò in linea con i tempi. Tempi dove se un reato viene compiuto da un migrante viene percepito socialmente come più deprecabile rispetto a quello compiuto da un comune cittadino italiano. Tempi dove l'omofobia è una normalità, dove un Gay pride non può passare per ragioni di opportunità innanzi ad un Duomo, tempi dove qualcuno propone processioni riparatorie per sanare il peccato della marcia dell'amore del Gay pride.  Tempi dove ritornano i pregiudiz…

La nuova strage di migranti nel Mediterraneo era prevedibile e forse anche voluta nel nazismo del terzo millennio

Lo si sapeva. Lo si sapeva che in tarda primavera sarebbero ripresi gli sbarchi dalla Libia. Con i soliti schemi, metodi. Tutto era prevedibile, conoscibile. E qui la chiusura criminale della rotta balcanica non c'entra nulla. Viviamo in una società dove il più grande crimine di guerra mai compiuto e mai punito, quale il lancio delle bombe atomiche sul Giappone, viene quasi giustificato. Senza quelle bombe non sarebbe finita la seconda guerra mondiale, si dice. E per questo non si deve chiedere scusa. Sono certo che se quelle bombe le avesse lanciate la Russia, oggi si racconterebbe una storia diversa. Ma il mondo funziona così. L'Europa, costituita da Paesi ricchi, si chiude per non essere contaminata dalle razze inferiori. Sì, parlo di razze, si parlo di inferiori. Perché? Perché il fantomatico sentimento razzista di paura, trova in realtà il proprio fondamento in quel concetto di superiorità della razza pura del terzo millennio, che non deve essere intaccata dai poveracci …

Monfalcone e razzismo contro un cingalese: "Che cojoni 'sti bacoli di merda i se anca qua!"

I casi di razzismo sono in aumento, ma in aumento sono anche le segnalazioni, le denunce, il muro non tanto dell'indifferenza, che ahimè esiste, ma quello del timore o della fatica di prendere carta e penna od una tastiera per denunciare crolla. Un segnale in tal senso è emerso con forza con la nota lettera pubblicata sul Piccolo di Trieste che ho ripreso sia sul blog che su facebook. La tematica del razzismo è importante, e colpisce quando accade in una città che si considera aperta come Trieste e quando viene colpito lo sloveno, che nel corso della storia ha subito da queste parti una mera operazione di "bonifica etnica". Non si tratta di casi isolati, come alcuni commenti hanno sottolineato, " e comunque ne ho sentite altre di questo genere, non è il solo caso" e vi è chi ha ricordato anche il  proprio passato "Mi ricordo e mi rattristo ancora ...ho avuto una simile (peggiore) esperienza quando ero alle superiori. Due ragazze e tutto l'autobus …