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Trattato di amicizia Italia Russia, e la cultura, quanto è stato realmente compiuto?


Firmato a Mosca nel 1994, stipulato per un periodo di 20 anni ed automaticamente destinato ad essere rinnovato per un successivo periodo quinquennale se nessuna delle Parti in causa, Italia e Russia, invierà all’altra Parte una notifica scritta, della propria intenzione di porvi termine, il Trattato di amicizia tra questi due importanti Paesi, è da molti sconosciuto se non totalmente dimenticato. La Russia, come è noto, è il più vasto stato del pianeta con la superficie di più di 17 milioni di km 2 e il nono paese più grande per popolazione (circa 146,1 milioni di persone) ,un Paese che ha enormi potenzialità, il Paese della Rivoluzione, il cui centenario è vicino. L'articolo 21 del citato trattato prevedeva e prevede, essendo teoricamente ancora in vigore, espressamente che tra la Repubblica Italiana e la Federazione Russa, basandosi sul reciproco arricchimento plurisecolare della cultura dei popoli dei due Paesi e sul loro inestimabile contributo alla civiltà europea, debbano porre in essere ogni sforzo per sviluppare ulteriormente la collaborazione culturale sul piano bilaterale. Una particolare attenzione la si dedica alla conoscenza da parte dei rispettivi popolo della ricchezza dell’eredità musicale, architettonica ed artistica; degli apporti della cultura, dell’arte e della letteratura moderne nonché della cinematografia; della vita culturale quotidiana di province, delle città e delle varie comunità etniche di ciascuno dei due Paesi. Ciascuna delle Parti, in conformità all’Accordo di collaborazione culturale del 19 dicembre 1991, si legge sempre nel testo del citato Trattato,  deve fornire il massimo sostegno allo sviluppo delle attività dei centri culturali, e adotterà misure per facilitare l’accesso allo studio della lingua e della cultura dell’altra Parte attraverso il sostegno delle iniziative pubbliche e private, anche per mezzo di scambi di borsisti e studenti. Le Parti incoraggeranno la collaborazione diretta tra istituzioni universitarie, culturali ed artistiche dei due Paesi, nonché tra le Associazioni operanti in tali settori. Spazio si dedica anche alla questione dell'insegnamento della lingua, dell’altra Parte nelle scuole e nelle istituzioni universitarie. A tal fine metteranno a disposizione dell’altra Parte i mezzi per favorire la formazione e l’aggiornamento dei docenti, nonché i sussidi didattici, compreso l’uso della televisione e della radio, di mezzi audiovisivi e della tecnica informatica. Esse appoggeranno iniziative per l’istituzione di scuole bilingui.
Ovviamente questo Trattato, conteneva e contiene altre disposizioni, molto rilevanti dal punto di vista politico, commerciale ed economico, ma, a parte le buone intenzioni, quanto di tutto ciò è stato realizzato? A parte qualche evento, pur importante, che ha interessato le città metropolitane italiane, sono stati realmente conseguiti gli scopi come indicati in questo Trattato? Molto di più si doveva fare e molto si deve fare, perché attraverso la cultura si possano superare situazioni, pregiudizi, conflittualità ed anche oscenità dal punto di vista sociale e politico che minano il quieto vivere e la civiltà occidentale, sempre più succube a logiche di mercato, di omologazione, che altro effetto non hanno se non quello di demolire ogni patrimonio pluri-secolare culturale, a favore di quel semplicismo, di quella ignoranza, di quella società del solo saper fare e non saper pensare e criticare, destinata a favorire nuovi odi, guerre ed ostilità ed immensi stati di mera ignoranza. E quanto nato dalla lotta nella e per la resistenza contro il fascismo ed il nazismo, a livello culturale, a livello di rielaborazione critica, storica, contro ogni processo di revisionismo storico, dovrebbe essere il canale privilegiato da perseguire nella reciprocità dell'amicizia culturale. A parer mio l'Est deve essere il vero faro dell'Italia e se non dell'Italia intera, certamente del Friuli Venezia Giulia, terra di confine che deve necessariamente cambiare rotta, per evitare di continuare ad essere una estrema periferia d'Italia, conosciuto fino allo scorso secolo come Bel Paese, oggi come bella addormentata.

Marco Barone

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