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La fusione di Ronchi e Staranzano con Monfalcone comporta riduzione del personale e tagli dei servizi


Fondere Ronchi, Staranzano, con Monfalcone, sarà devastante non solo per una questione ovvia di democrazia rappresentativa, che per naturale composizione demografica vedrà l'attuale comune di Monfalcone esercitare un maggior peso decisionale, ed i cittadini di Ronchi e Staranzano, che diventeranno delle inutili circoscrizioni e semplici periferie di Monfalcone, non avranno più alcuna giusta ed adeguata rappresentanza democratica sensibile alle dinamiche identitarie, storiche e specifiche dei rispettivi territori. Ma a rischio sono anche i servizi. Penso, per esempio, agli uffici postali, le fusioni dei Comuni, servono prima di ogni cosa per razionalizzare i servizi, ergo tagliare, perché tutto dovrebbe continuare come prima? Non avrebbe alcun senso. Stesso discorso per le scuole e la loro autonomia, che rischieranno accorpamenti. Giusto per fare alcuni esempi, senza dimenticare, ovviamente, i rischi che incombono sulla comunità slovena presente nel Comune di Ronchi, i cui diritti sono altamente minanti dalla fusione. Una fusione altamente squilibrata, che non incentiverà proprio per nulla la fusione tra i Comuni della intera Bisiacaria. Ma un caro prezzo verrà pagato anche dai dipendenti comunali. Come Cobas abbiamo già più volte espresso l'assoluta contrarietà al sistema delle UTI, specialmente per il suo aspetto anti-democratico, e tale contrarietà sussiste anche per questa fusione che si pone in linea con la volontà statale di favorire la razionalizzazione organizzativa determinando un mero abbattimento delle spese per il personale. È la stessa Aran (Agenzia per la rappresentanza Negoziale delle Pubbliche Amministrazioni) che ha reso noto che negli ultimi anni ben 230.000 sono i lavoratori pubblici in meno. Senza dimenticare il peggioramento delle condizioni di lavoro, come un chiaro incremento del carico di lavoro, spostamento della sede di lavoro, rinegoziazione della contrattazione decentrata, e possibili esuberi, e poi, il turn-over non verrà certamente garantito così come avviene oggi, con la ovvia conseguenza di riduzione del personale e perdita di posti di lavoro. E tutto questo per cosa? Per annientare l'autonomia secolare dei nostri Comuni, senza dimenticare che dal documento di analisi allegato alla legge regionale 26/2014 del FVG e al Piano di riordino territoriale risulta che la dimensione ottimale dei Comuni, ovvero quella in cui la spesa pro capite totale e per principali funzioni di spesa si attesta sui valori migliori, è quella dei Comuni con popolazione tra i 5.001 e i 10.000 abitanti. Tale dato corrisponde a quello elaborato dal Ministero dell’interno con il documento elaborato dalla Direzione centrale della Finanza locale, “Fusioni: quali vantaggi? Risparmi teorici derivanti da un’ipotesi di accorpamento dei comuni di minore dimensione demografica”, febbraio 2015, pagine da 14 a 20. Infine, sorge il sospetto che gli incentivi che verranno dati ai Comuni, per pochi anni in caso di fusione, serviranno non per favorire una migliore offerta dei servizi, che non si capisce come questa possa avvenire, ma per nominare qualche dirigente in più, riorganizzare la macchina amministrativa del grande Comune che nascerà. E' di  tutto questo, a parer mio, che ci si deve occupare e preoccupare, e non sostenere processi che favoriranno speculazioni, danneggeranno i diritti dei lavoratori, i servizi per la comunità, e mineranno anche la specificità territoriali e l'identità storica della stessa, favorendo anche un vero squilibrio di rappresentanza democratica nei processi elettorali, che affosserà certamente Ronchi e Staranzano. 

Marco Barone

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