Passa ai contenuti principali

Il caso dello Stadio Friuli di Udine, cambiare o non cambiare il nome? Io dico di no


Non poteva essere altrimenti, una patata bollente, di quelle con le quali ci si scotta ed anche in cattivo modo. La società  nella quale viviamo è cambiata, in peggio, vi è una corsa all'omologazione, lo sponsor è lo sponsor, senza lo sponsor le squadre di calcio faticano, e così è stato per diversi stadi importanti, e così rischia di essere anche per lo storico stadio Friuli di Udine. Se un tempo, ed è vero, molti hanno appreso della giusta collocazione di Udine, in Friuli, proprio grazie alla sua squadra di calcio e dal nome dello stadio, ora le cose, ovviamente, sono mutate, nei peggiori dei casi si dirà che Udine è in Friuli Venezia Giulia, cosa che ad Udine non sentirai mai dire, perché Udine è in Friuli, punto ed esiste anche la lingua friulana. E' accaduto un putiferio, con attacchi e provocazioni, alcune totalmente fuori luogo, si è detto che si è voluto profanare il ricordo dei terremotati. Su wikipedia si legge che “Fu proprio tale tragico evento (oltre alla concomitanza con le celebrazioni per il centenario dell’emigrazione friulana in Argentina) a suggerire l'intitolazione dell'impianto, che fu ratificata nella delibera del consiglio comunale del 3 marzo 1978 (nella quale si deliberò anche di battezzare il piazzale antistante il nuovo stadio "piazzale Argentina"), approvata all’unanimità dai 40 consiglieri presenti”.


Sul Messaggero Veneto del 2010 si legge: “anche il decano, torna a esprimersi sulla proposta avanzata giorni fa di intitolare lo stadio Friuli a Enzo Bearzot. Cosa che lo vede assolutamente contrario e in questo intervento spiega in modo dettagliato il motivo: «Già in passato c'è stato chi voleva togliere il nome Friuli per scrivere quello di Alfredo Foni, idea che non è andata in porto perché i piú hanno capito che quel nome, che va come significato ben al di là dello sport, vuol dire ricordare e onorare i mille morti del terremoto del 1976, centinaia di feriti e di invalidi, rammentare cos'era la nostra terra fra case e industrie distrutte. Un nome, quello di stadio Friuli, che il sindaco Candolini, la giunta, il consiglio comunale e la commissione toponomastica di allora vollero per ricordare quegli eventi, quei lutti, e anche per ringraziare i tantissimi friulani all'estero e quanti diedero il loro contributo a sostegno della ricostruzione». L'intitolazione decisa ancora nel '76 – continua Della Rossa – è nata sì nel contesto del dopo terremoto, ma anche in presenza delle celebrazioni per il centenario dell'emigrazione friulana in Argentina, come si legge nella delibera del consiglio comunale del 3 marzo 1978 dove sono state denominate nuove vie cittadine come via Colonia Caroya, via Reconquista, via Resistencia, via Ausonia e il piazzale antistante il nuovo stadio, appunto piazzale Argentina. In consiglio ci fu dibattito solo sul fatto se scrivere 'stadio del Friuli" e 'piazzale della Repubblica Argentina". La delibera passò all'unanimità dei 40 presenti dopo aver tolto appunto 'del" e 'della"».

Sul sito dell'Udinese, in merito alla storia dello stadio si legge, invece: "La costruzione dello Stadio Friuli, progettato ed ideato dall'ingegnere Giuliano Parmegiani e dall'architetto Lorenzo Giacomuzzi Moore, ha inizio nel 1971, ma lo Stadio viene ufficialmente inaugurato il 26 settembre 1976 in occasione della gara Udinese - Seregno, andando a sostituire il glorioso Stadio Moretti che per anni aveva ospitato le partite dell'Udinese. Lo Stadio Friuli è stato poi ristrutturato in occasione dei Mondiali di Italia '90, quando ha ospitato tre gare della Coppa del Mondo. Lo Stadio che ha avuto una capacità massima di 41.652 posti, ora può contare 12.432 spettatori a causa dei lavori di ristrutturazione che coinvolgono l'intero impianto sportivo".  Passano gli anni, e si arriva al nuovo stadio, chiamato, inizialmente ed informalmente nuovo Stadio Friuli. "Il progetto del Nuovo Stadio Friuli è stato sviluppato a seguito della gara indetta dal Comune di Udine per il “Conferimento del diritto di superficie per la gestione dello stadio e per la ristrutturazione dell’impianto sportivo a stadio destinato al calcio” la cui aggiudicazione è stata data al raggruppamento costituito da Udinese Calcio s.p.a. e Area Progetto Stadio Udine (ATPS costituita da Area.  Il progetto si propone di mantenere l’immagine storica del “Friuli” della quale il caratteristico arco di copertura della Tribuna è sicuramente l’elemento architettonico caratterizzante". 

Fino ad arrivare, dopo scontri durissimi, ad una presa di posizione ufficiale dell'Udinese calcio, che su facebook, il 29 agosto scriverà: E' stata una settimana di confronto, di dibattito, anche acceso, sulla possibilità di sponsorizzare il ‪#‎NuovoStadio‬, sul modello di quanto avviene in tutto il mondo ormai da anni. La discussione ha generato interventi a cui il patron Gianpaolo ‪#‎Pozzo‬ ha dato risposta esponendo il suo punto di vista e soprattutto respingendo le accuse di voler danneggiare con questo progetto la memoria delle vittime del terremoto, di voler mancare di rispetto al Friuli e al popolo friulano. Che il dibattito sia diventato occasione costruttiva di crescita, da parte di tutti, lo dimostra il fatto che il direttore del Messaggero Veneto Tommaso‪#‎Cerno‬, nel suo fondo di oggi rivolto al patron Pozzo, ha scritto: "Pensi che io, prima di sentire le sue ragioni di ieri, prima di ascoltare su quale piano lei abbia voluto portare il discorso, ero d’accordo con lei. Forse ero l’unico. Sul terremoto, sul nome dello stadio, ero persuaso che si potesse leggere – dentro il suo progetto – qualcosa di nuovo. L’ho pensato mentre in Friuli le voci erano praticamente tutte univoche nel dire che non era così. Ho pensato che il 1976, la memoria di quel terremoto, sia stata onorata dai friulani grazie a una forza di cambiamento e di modernità. Che il terremoto non può essere solo ricordo, deve essere anche la capacità come fu 40 anni fa, di progettare il futuro”. Concetti che il patron Gianpaolo #Pozzo ha esposto nella conferenza stampa. Concetti che aiutano a comprendere come sia necessario sfruttare il dibattito che si è generato come occasione di crescita per tutti, nell'interesse della città, del Friuli e ovviamente anche dell'Udinese Calcio 1896. Tutto sempre nel rispetto dei valori culturali e storici, della memoria e della tradizione della nostra terra”.


E' giusto o meno cambiare il mitico e storico nome Friuli allo stadio della città di Udine? Personalmente, penso che cedere ai processi di omologazione, come in corso in questa società, è sbagliato. La tradizione va rispettata, l'identità dei luoghi va rispettata. E poi, quando un giorno la Dacia non sarà più sponsor dell'Udinese, cosa si farà? Si cambierà ogni volta nome per rincorrere lo sponsor? Comunque sia, una cosa è certa, nel cuore dei friulani, lo stadio di Udine rimarrà per sempre, Stadio Friuli.

Commenti

Post popolari in questo blog

La nuova strage di migranti nel Mediterraneo era prevedibile e forse anche voluta nel nazismo del terzo millennio

Lo si sapeva. Lo si sapeva che in tarda primavera sarebbero ripresi gli sbarchi dalla Libia. Con i soliti schemi, metodi. Tutto era prevedibile, conoscibile. E qui la chiusura criminale della rotta balcanica non c'entra nulla. Viviamo in una società dove il più grande crimine di guerra mai compiuto e mai punito, quale il lancio delle bombe atomiche sul Giappone, viene quasi giustificato. Senza quelle bombe non sarebbe finita la seconda guerra mondiale, si dice. E per questo non si deve chiedere scusa. Sono certo che se quelle bombe le avesse lanciate la Russia, oggi si racconterebbe una storia diversa. Ma il mondo funziona così. L'Europa, costituita da Paesi ricchi, si chiude per non essere contaminata dalle razze inferiori. Sì, parlo di razze, si parlo di inferiori. Perché? Perché il fantomatico sentimento razzista di paura, trova in realtà il proprio fondamento in quel concetto di superiorità della razza pura del terzo millennio, che non deve essere intaccata dai poveracci …

Un maledetto 17 agosto a Barcellona

Ci sono cose nella vita che non dimenticherai mai e quanto accaduto in un caldo ed apparentemente tranquillo agosto a Barcellona è una di quelle cose che non metabolizzerai per lungo tempo. Hai la fortuna di poterlo in parte raccontare, anche se non sai bene cosa raccontare. Sei a pochi metri dalla interminabile e costante folla della Rambla. Vedi decine e decine di persone a passo spedito venire contro la tua direzione. In un primo momento pensi che vai sempre controcorrente. Poi arriva la polizia, di corsa, chiude la via nella quale ti trovi, una laterale della Rambla. Una delle tante. Non riesci al momento a collegare. Anche se sai che nel mondo la situazione è tesa. Ma sei a Barcellona, pensi. Un luogo sicuro.
Poi l’inevitabile ti si presenta come un cazzotto devastante nello stomaco. Attentato. Terrorismo. Panico totale. Cerchi le persone a te più care, fino a quando non le trovi e non le rintracci non sei "tranquillo".
Cerchi di capire come comportarti. Cosa fare. Cosa…

Per essere un Paese migliore si deve chiedere scusa,ed alcune date di Gorizia da non dimenticare

Quanto è difficile chiedere scusa, eppure chiedere scusa è il primo passo necessario non tanto per ricominciare, ma per avviare un percorso diverso, più onesto, più eticamente e moralmente corretto. Il Papa, ad esempio, qualche passo tenue nei confronti degli omosessuali lo sta facendo, Obama si è recato ad Hiroshima, gesto importante, ma non ha osato chiedere scusa per quel crimine immenso compiuto contro inermi civili. Tante barbarie nel corso della storia sono state compiute in nome e per conto dell'Italia. Dalla “piemontesizzazione del Sud”, ai massacri della prima guerra mondiale, al regime fascista, alle violenze e crimini compiuti nelle terre occupate, in Africa, Albania, Grecia, in Jugoslavia. Mai scusa si è chiesto per ciò. Eppure basterebbe poco, chiedere scusa per restituire dignità all'Italia, il cui nome è stato usurpato dalle peggiori nefandezze. Il problema è che quando pretendi ciò ti etichettano spesso come anti-italiano. A parer mio il peggior modo di essere…