Passa ai contenuti principali

Il caso Alcatel di Trieste arriva la risposta della Commissione Europea



Ad aprile 2015 veniva proposta una interrogazione scritta alla Commissione Europea sulla questione Alcatel di Trieste: “L'acquisizione del gruppo Alcatel-Lucent da parte di Nokia dovrebbe essere portata a termine entro i primi mesi del 2016. Secondo le stime del coordinamento sindacale europeo di Alcatel-Lucent, l'acquisizione comporterà tagli per 900 milioni di EUR e circa 10 mila esuberi in tutto il mondo. Questa situazione ha provocato significative manifestazioni sindacali da parte dei lavoratori dello stabilimento triestino di Alcatel-Lucent Italia. Premesso che lo stabilimento di Trieste occupa circa 900 dipendenti ed ha un alto valore strategico per la sua posizione geografica e per il livello di specializzazione della produzione, si chiede alla Commissione europea:È a conoscenza di possibili tagli al personale derivanti dall'acquisizione del gruppo Alcatel-Lucent da parte di Nokia concernenti stabilimenti con sede all'interno dell'UE, come nel caso del sito di Trieste?Prevede iniziative atte a salvaguardare gli stabilimenti e i livelli occupazionali e produttivi di Alcatel-Lucent in Europa, in linea con l'obiettivo di reindustrializzazione in Europa, ovvero di accrescere l'impatto dell'industria sul calcolo del PIL dell'UE fino al 20 % entro il 2020, nonché iniziative volte a favorire il rientro di attività produttive all'interno dell'UE (cd. «reshoring»)?”.

Cosa risponde la Commissione Europea il 14 luglio 2015?
Risponde Marianne Thyssen così scrivendo:” La Commissione non è a conoscenza di perdite di posti di lavoro presso gli impianti di Alcatel-Lucent nell'Unione europea in seguito all'acquisizione. La Commissione seguirà la situazione e rammenta che sono disponibili strumenti finanziari, come ad esempio quelli del Fondo sociale europeo, gestiti a livello dei programmi operativi regionali e nazionali che promuovono l'occupabilità e l'adattabilità dei lavoratori. Se non è possibile evitare un gran numero di esuberi, l'Italia potrebbe chiedere un finanziamento al Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione (FEG) per fornire un aiuto aggiuntivo ai lavoratori colpiti. La Commissione rinvia gli Onorevoli deputati al referente del FEG per l'Italia i cui estremi figurano sul sito web del FEG, per sapere se è prevista la presentazione di tale domanda.La Commissione è fortemente impegnata a migliorare la competitività generale della base industriale europea. Come illustrato dalla commissaria Bieńkowska il 23 giugno innanzi alla commissione ITRE, la Commissione europea sta inserendo l'obiettivo di competitività industriale in altre politiche unionali. Si adottano misure specifiche lungo tre assi: aiutare le imprese dell'UE a integrarsi nelle catene di valore europee e globali, 2) modernizzare le industrie europee promuovendo l'innovazione e l'adozione di tecnologie intelligenti e pulite e 3) creare un ambiente favorevole per lo sviluppo delle attività imprenditoriali”.
Bene. Ma visto che la domanda riguardava anche il caso specifico di Trieste e non solo genericamente la questione dell'Unione Europea, delle perplessità sussistono. Anzi, il fatto che si suggerisca di ricorrere al Fondo sociale europeo le perplessità mutano in preoccupazione, stante il fatto che il noto fondo “offre un sostegno a coloro che hanno perso il lavoro a seguito di importanti mutamenti strutturali del commercio mondiale dovuti alla globalizzazione, ad esempio in caso di chiusura di un'impresa o delocalizzazione di una produzione in un paese extra UE, oppure a seguito della crisi economica e finanziaria mondiale”. Certo è vero che a fine giugno è stato raggiunto l'accordo tra le parti che offrirebbe delle garanzie al personale lì operante, ma il modo con il quale risponde la Commissione Europea è a dir poco sintomatico di come funzioni questa Unione Europea, un sistema ove i diritti dei lavoratori sono ridotti al minimo esistenziale, e spesso consistono in ammortizzatori sociali, mentre gli incentivi e le iniziative a sostegno del settore imprenditoriale sono innumerevoli, e questo non significa automaticamente garanzia di posti di lavoro con diritti, anzi, come ben insegna l'involuzione disastrosa sussistente in Italia, è proprio il contrario.

Marco Barone

Commenti

Post popolari in questo blog

"Qua semo a Trieste e no se parla s'ciavo, qua se parla triestin e italian"

"Qua semo a Trieste e no se parla s'ciavo, qua se parla triestin e italian". Non mi sorprende la denuncia effettuata sul Piccolo di Trieste e pubblicata come lettera del giorno. Solo che questa volta chi ha subito tale aggressione verbale razzista ha avuto il coraggio di prendere carta e penna e scrivere e denunciare pubblicamente quanto accaduto. Diverse volte per i muri di Trieste sono apparse scritte che riportavano quel concetto bestiale e puntualmente e giustamente venivano rimosse. Ma non mi sorprende, perchè ciò in linea con i tempi. Tempi dove se un reato viene compiuto da un migrante viene percepito socialmente come più deprecabile rispetto a quello compiuto da un comune cittadino italiano. Tempi dove l'omofobia è una normalità, dove un Gay pride non può passare per ragioni di opportunità innanzi ad un Duomo, tempi dove qualcuno propone processioni riparatorie per sanare il peccato della marcia dell'amore del Gay pride.  Tempi dove ritornano i pregiudiz…

La nuova strage di migranti nel Mediterraneo era prevedibile e forse anche voluta nel nazismo del terzo millennio

Lo si sapeva. Lo si sapeva che in tarda primavera sarebbero ripresi gli sbarchi dalla Libia. Con i soliti schemi, metodi. Tutto era prevedibile, conoscibile. E qui la chiusura criminale della rotta balcanica non c'entra nulla. Viviamo in una società dove il più grande crimine di guerra mai compiuto e mai punito, quale il lancio delle bombe atomiche sul Giappone, viene quasi giustificato. Senza quelle bombe non sarebbe finita la seconda guerra mondiale, si dice. E per questo non si deve chiedere scusa. Sono certo che se quelle bombe le avesse lanciate la Russia, oggi si racconterebbe una storia diversa. Ma il mondo funziona così. L'Europa, costituita da Paesi ricchi, si chiude per non essere contaminata dalle razze inferiori. Sì, parlo di razze, si parlo di inferiori. Perché? Perché il fantomatico sentimento razzista di paura, trova in realtà il proprio fondamento in quel concetto di superiorità della razza pura del terzo millennio, che non deve essere intaccata dai poveracci …

FVG pride se la marcia evita il duomo di Udine

Si svolgerà ad Udine il FVG Pride e la notizia del 15 maggio, quando è stato reso noto il percorso è che la marcia eviterà il duomo. Il comitato organizzatore, come è emerso al TG3 del FVG, ha deciso di evitare il duomo e di mantenere le vie "storiche" dove vi è stata maggiore accoglienza e soprattutto in sostanza per evitare polemiche ecc ecc. Che dire? Che passare davanti al duomo non sarebbe stata una provocazione, anche perchè quante persone che parteciperanno al Gay pride sono credenti o cattoliche? Ma in Italia siamo ancora a questi livelli, quasi da medioevo, e se posso capire le preoccupazioni di chi fino all'altro giorno non poteva neanche uscire di casa perchè omosessuale, perchè in questo Paese vi è un tasso di omofobia inquietante, allora da laico quello che auspico è che le processioni o manifestazioni religiose evitino da questo preciso momento luoghi simbolici importanti, come le scuole od i Municipi, per non turbare le coscienze di chi non è credente.
M…