Il partigiano Rutar Franz



Ci sono storie che a volte evidenziano l'assurdità della vita, vita dove sogni e speranze, aspirazioni ed ambizioni si perdono nel nulla, nel dramma di un momento, un momento in cui puoi aver conosciuto la voce della libertà, l'abbraccio della libertà o solo pensato di voler condividere questo momento. Franz, portava sempre nel portafoglio la lettera scritta dalla propria figlia, poche righe, che valevano il senso di una lotta contro il regime. E' anche per i propri figli che si è andati in montagna per combattere, per offrire loro un futuro senza discriminazioni razziali, senza odio, senza intolleranze, senza dittatura. Franz, nato nel 1910, ha combattuto con i partigiani sia in Slovenia che in Friuli Venezia Giulia.  Finita la guerra, appresa la notizia, il partigiano Franz si piombò come l'uomo più felice del mondo a casa per riabbracciare moglie e figli. Ma quell'abbraccio rimase impresso nella mente dei figli come un dramma, perché mai si realizzò. Un colpo alle spalle, un nazista, una camicia nera lo uccisero davanti ai suoi figli. Ucciso in quel 1945 che ha segnato, grazie al contributo determinante dei partigiani, sia italiani che sloveni, la caduta del nazifascismo. Ucciso a guerra finita da chi lui ha combattuto per offrire, al prezzo della vita, una società di fratellanza, di solidarietà al presente turbolento ed al futuro sospirato. Dramma che poi si è riflesso nella vita della sua famiglia.
La storia della resistenza è fatta da uomini e donne, ma anche da chi, famigliare, ha atteso il ritorno del proprio padre o della propria madre, dalle montagne, lì ove si lottava per quella libertà, per i diritti, che oggi giorno vengono metodicamente violentati.
Storia tratta dagli appunti della staffetta partigiana Elda Soranzio

Marco Barone

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