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L'Occupazione della Jugoslavia nelle parole del dittatore Mussolini nel suo ultimo discorso alla Camera

Il 6 aprile del 1941,senza dichiarazione di guerra alcuna, inizierà l'aggressione, l'invasione e l'occupazione della Jugoslavia da parte dei nazisti e fascisti. Il 10 giugno del 1941, ad un anno esatto dall'entrata in guerra dell'Italia, il dittatore fascista, Mussolini, effettuerà il suo ultimo discorso alla camera dei fasci e delle corporazioni. L'ordine del giorno prevedeva l'approvazione per acclamazione dei disegni di legge: Conversione in legge del Regio decreto legge 18 maggio 1941-XIX, n. 452, concernente la sistemazione dei territori della Dalmazia che sono venuti a far parte integrante del Regno d'Italia. (1423) — Conversione in legge del Regio decreto-legge 3 maggio 1941-XIX, n. 291, concernente la costituzione della provincia di Lubiana. 
Era il 10 giugno 1941 (1424). Il dittatore si soffermerà, nel suo discorso, anche sulla questione Jugoslava. Queste saranno le sue parole: 
Era una situazione quella jugoslava-greca che aveva bisogno, per dirla nel linguaggio dei chimici, di essere « decantata », a scanso di temibili sorprese. I « fatti » - vero elemento determinante nel giudicare gli sviluppi della storia - i « fatti » hanno confermato in pieno che il mio punto di vista era giusto. Così il 15 ottobre fu deciso unanimemente di rompere gli indugi e di scendere in campo verso la fine del mese. (…) La guerra dell'Asse contro la Jugoslavia si rese quindi inevitabile. Gli eserciti dell'Asse agirono di conserva, con rapidità fulminea. Mentre la 2a Armata dalle Alpi scendeva lungo il litorale dalmatico - con marce forzate che hanno saggiato la resistenza dei nostri soldati - i greci si ritirarono con combattimenti di retroguardia e cercarono, all'ultimo, con un trucco di autentico stile ulissidico, di fermarci ai confini dell'Albania offrendo l'armistizio ai tedeschi e non a noi. Furono da me richiamati energicamente alla ragione e finalmente si arresero senza condizioni Quanto alla Jugoslavia essa rivelò quasi immediatamente l'inconsistenza, e potrebbe dirsi la « falsità », del suo organismo statale, e quale terzo Stato mosaico creato artificiosamente a Versaglia in funzione esclusivamente antitaliana, cadde, al primo urto, in frantumi. L'esercito jugoslavo, cui gli ambienti parigini e piccolo-intesisti avevano creata una riputazione di « invincibilità », tale che secondo un giornale svizzero avrebbe sbalordito il mondo, si liquefece alle prime battute. Gli inglesi fecero qualche apparizione sui campi di battaglia, ma poi travolti dalle divisioni alpine e da quelle corazzate di Von List, trovarono che anche il suolo ellenico scottava sotto i piedi e abbandonarono – fuggendo al solito « via » mare - la Grecia agonizzante. (...) Il Montenegro riacquista la sua indipendenza ed entra nell'orbita italiana,(..)  il resto della Slovenia è diventato provincia italiana, con un regime speciale.  Ma il fatto più importante è la resurrezione dopo dieci secoli dello Stato croato. L'artefice di questa resurrezione è il Poglavnik Ante Pavelich ( e ricordo che fu il fondatore dei terribili  ustascia)  che visse per 12 anni esule in Italia insieme con molti pionieri del suo movimento. Il Poglavnik sa di poter contare sulla operante solidarietà dell'Italia fascista Gli accordi conclusi con la Croazia vi sono noti, sia quelli politici come quelli territoriali. Fiume ha oggi un retroterra e colla occupazione di tutte le isole del Quarnaro ha una consistenza che le mancava. Il porto di Fiume ha dinanzi a sè sicure prospettive poiché è destinato a servire il retroterra croato e magiaro. Con l'annessione di quasi tutte le isole dell'arcipelago dalmata, con la creazione delle due nuove provincie di Spalato e Cattaro e l'allargamento della vecchia di Zara, fedelissima, il problema dalmata può considerarsi risolto, specie tenendo conto che esso deve essere inquadrato nella soluzione del problema della sicurezza adriatica che considero definitiva e in quello dei rapporti stabiliti fra il Regno d'Italia e quello di Croazia, la cui corona è stata offerta a un Savoia-Aosta”. Interessante notare come molte delle questioni poste dal dittatore fascista, in tale discorso, ancora oggi vengono raccolte e fatte proprie da diverse soggettività a partire del mito dell'anti-italianità, così come interessante è lo stile linguistico adottato, come il noto "scendere in campo" utilizzato, forse non esclusivamente in questa occasione, ma ben rimarcato per l'occupazione criminale in Jugoslavia ed in Grecia, formula che è stata, poi, riabilitata in chiave moderna da politici nostrani ben noti.   E poi, come la storia ha insegnato, anche se poco nota in Italia, per opera fascista vi furono assedi, circolari disumane, campi di concentramento, pulizie etniche e crimini contro l'umanità, di guerra, mai puniti, e che ancora oggi aspettano giustizia.

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