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Posticipate le prove dell'Invalsi per colpire lo sciopero. Intervenga il Presidente della Repubblica

Il primo giorno lavorativo successivo al 70esimo anniversario del 25 aprile è stato caratterizzato da una grande ed inquietante violazione delle regole democratiche che segue la pesante accusa di squadrismo a chi ha osato contestare, pur se vivacemente, l'attuale ministro dell'istruzione. Per il giorno 5 maggio era stato proclamato, da diversi mesi, lo sciopero contro le prove dell'Invalsi, cuore pulsante del sistema di valutazione nella scuola, ergo della riforma in discussione sulla scuola. Su questa data, successivamente, hanno deciso di confluire anche altre organizzazioni sindacali, per un grande sciopero democratico contro le riforme in essere che minano seriamente la scuola pubblica. Era nell'aria. Era nell'aria l'annuncio di un possibile rinvio delle prove dell'Invalsi previste per il cinque maggio. E ciò è accaduto. Ora, le regole del gioco devono essere rispettate, specialmente da chi è articolazione dello Stato, ed in questo caso l'Invalsi lo è. Da dieci anni a questa parte le date delle prove sono state sempre comunicate tramite note, rispettate e l'unico rinvio possibile doveva avvenire per ragioni variegate ma da comunicare perentoriamente entro il dicembre dell'anno precedente. Questa volta si è andati oltre ogni immaginabile previsione. Regole del gioco violate, cambiate, ribaltate, durante il gioco, senza che la controparte possa tutelarsi in breve tempo in modo adeguato. Sia per una questione di tempistica, visto che la comunicazione è pervenuta ad una settimana esatta dalle prove del 5 maggio, sia per una questione procedurale. La controparte è portatrice di interessi diffusi e generali, garantiti dalla nostra Costituzione, quale il diritto di sciopero, e conseguentemente deve essere garantita anche la libertà dell'esercizio dell'azione sindacale. Ora, tutto ciò, per il cinque maggio viene meno. Viene meno perché si neutralizza buona parte dell'effetto dello sciopero, raggirandolo, posticipando le prove, che, ricordo, non sono servizi minimi essenziali da garantire, come riconosciuto, precedentemente, anche dal Tribunale di Roma.  Lo sciopero ha lo scopo di creare disservizi, di procurare anche danni economici, e tra le motivazioni adottate dall'Invalsi si legge che lo scopo del posticipo è dovuto anche perché “A questo si aggiunga il notevole danno economico conseguente la mancata utilizzazione dei somministratori esterni". L'Invalsi farebbe bene a preoccuparsi delle condizioni dei suoi lavoratori precari, piuttosto che adottare motivazioni che non hanno ragione di esistere. Perché pericolose, perché privano lo sciopero di uno dei suoi storici e consolidati obiettivi. Il Presidente della Repubblica è il garante massimo della nostra Costituzione, delle regole del gioco ad esse correlate. Ebbene, queste, in tale triste 27 aprile per la storia della Repubblica Italiana, sono state sistematicamente violate.
Che il nostro Presidente possa intervenire per ripristinare uno stato di normalità, che possa intervenire per affermare la sacralità del diritto di sciopero, che possa intervenire per il rispetto di tutti i lavoratori e le lavoratrici della scuola, che hanno subito un tale durissimo attacco. Ed ovviamente si auspica anche una dura e chiara presa di posizione da parte delle altre Organizzazioni Sindacali che hanno deciso di confluire nella data del 5 maggio, come già originariamente individuata dai Cobas. Perché qui non è in discussione l'interesse particolare di un singolo sindacato, qui è in discussione un principio generale che interessa e riguarda tutti e che rischia di essere da  inquietante precedente per il futuro.
Ho ricevuto, dopo la notizia del posticipo, tante telefonate, diverse mail, spesso dai toni caldi, ma una telefonata in particolare mi ha colpito.
Una lavoratrice ha pianto. Ha pianto chiedendomi "ma a cosa serve più scioperare se cambiano le regole in corso? Quali sono i miei diritti? ". Mi tremano ancora le mani, al pensiero di ciò, e spero che sia il Presidente della Repubblica ad intervenire, tempestivamente, perché qui è in ballo non solo un semplice sciopero, ma la sussistenza della democrazia in questo Paese. Spero che questo appello, scritto a caldo, possa pervenire al Presidente, confidando in una sua presa di posizione netta, chiara ed inequivocabile in tal senso.
Ma auspico anche la rimozione della Presidentessa dell'Invalsi dalle sue funzioni, per l'adozione del provvedimento come ora commentato.
Presidentessa che sul fatto quotidiano ha rilasciato le seguenti dichiarazioni...
Cioè  dice che siccome i confederali non scioperano contro l'invalsi, il 5, ma scioperano solo i Cobas, contro le prove dell'Invalsi, è giusto spostare la prova, per rispetto dei confederali. Dunque i Cobas, ed i migliaia di lavoratori iscritti, ed i migliaia di lavoratori che scioperano non meritano rispetto, nulla! Ma anche che il MIUR ( ndr avrebbe obbligo di vigilanza) non può essere coinvolto, perché sarebbe attività antisindacale, ovvero in sostanza riconosce la ovvia esistenza dell'attività antisindacale posta in essere, solo che non essendo l'invalsi il datore di lavoro, ma il MIUR loro non avrebbero responsabilità. Logico, no? Ma i docenti da chi prendono ordini durante le prove dell'Invalsi? Dal dirigente che a sua volta prende ordini dall'Invalsi. Insomma una simulazione allucinante, una presa per il culo incredibile, e la democrazia se ne va verso tale e sconosciuto, per alcuni aspetti e per non essere volgare, lontanissimo paese. 

Marco Barone

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