Passa ai contenuti principali

Il polo intermodale di Ronchi, ma è veramente utile? Meglio un grande orto comunale

Un progetto faraonico, cemento, parcheggi, stazione di treni, passerelle, milioni di euro, per quello che dovrà diventare il polo intermodale di Ronchi, il cui progetto, per il secondo anno consecutivo, è stato selezionato quale finalista al Global AirRail Awards 2015, nella categoria "Travelport Project of the Year" Ora che l'aeroporto del FVG, di Ronchi, sia in difficoltà è evidente, dopo tre anni consecutivi in cui era stato registrato un utile, l’esercizio 2014 si chiude con un risultato prima delle imposte pari ad Euro 1.073.586 ed una perdita d’esercizio pari ad Euro 1.252.046. La cancellazione di alcuni voli, la proposta di altri voli con orari a dir poco indecenti, rende questo scalo poco appetibile e la recente mostra fotografica ospitata nei locali dell'aeroporto” The Tempelhof Project del fotografo Eugenio Novajra”, in molti ha fatto scattare il pensiero cinico, se sarà quello il destino del nostro scalo, ovvero di essere trasformato in parco cittadino. Non che ciò sia un male, ben venga il verde, ma l'aeroporto è un bene da tutelare e difendere, perché il diritto alla mobilità possa essere garantito a tutti. Andrebbero potenziati i collegamenti con l'Est Europa, ma anche con il sud Italia, ad esempio. Aeroporto che è circondato da un parcheggio che non pare essere mai stato pieno, che è a poca distanza di tre stazioni ferroviarie, due di Ronchi, anche se una non più operativa, e quella di Monfalcone. E cosa si pensa di fare in tutto ciò? Nell'area immensa situata innanzi all'aeroporto, un polo intermodale inutile, salvo a chi investe ed a chi farà profitto. 
Inutile perché, come detto, basterebbe potenziare le stazioni ferroviarie già esistenti con collegamenti agli autobus, basterebbe realizzare un multi-piano lì ove già esiste il parcheggio, basterebbe rendere maggiormente efficace ciò che esiste, a partire dallo scalo medesimo, piuttosto che speculare. In quell'area immensa si potrebbero fare tante cose, utili per la collettività di Ronchi. Penso, per esempio agli orti comunali. A Ronchi esiste una grande tradizione, curare gli orti privatamente, e se dal privatamente si passasse al collettivo? E dal collettivo nascesse anche un mercatino tutto nostrano? E' noto che la commissione europea sostiene progetti come l'agricoltura familiare e, più in generale, la piccola agricoltura sono al centro del quadro politico dell'Unione sulla sicurezza alimentare e nutrizionale. L'unione Europea è la principale fonte di aiuti a favore dell'agricoltura sostenibile e della sicurezza alimentare e nutrizionale, per le quali impegna ogni anno più di 1 miliardo di EUR. Ad esempio per il periodo 2014-2020, più di 45 paesi hanno scelto l'agricoltura sostenibile e la sicurezza alimentare e nutrizionale quale settore prioritario per i programmi di cooperazione bilaterale dell'UE. E la promozione degli orti, ricorda l'Unione Europea, potrebbe probabilmente rientrare negli inviti a presentare proposte pubblicati dalla direzione generale dello Sviluppo e della cooperazione nel campo della sicurezza alimentare e nutrizionale. Insomma quel polo intermodale a chi è funzionale? Non era meglio promuovere e realizzare un grande orto comunale?  Questo è l'ennesimo esempio che ben dimostra come a Ronchi, ma non solo a Ronchi, sia necessaria una sinistra diversa, una sinistra che sappia governare il territorio difendendo l'autonomia, l'esistenza del Comune, la democrazia, opponendosi ad ogni tentativo di speculazione, cementificazione inutile, anche perché, rimanendo in tema, quante sono le case sfitte a Ronchi? Quante quelle invendute? Quanti i complessi residenziali realizzati negli ultimi anni e rimasti vuoti? Il cemento non è certamente la via da seguire per il futuro di Ronchi.

Commenti

Post popolari in questo blog

E' necessario il (prodotto) made in Friuli Venezia Giulia prima di essere annientati dalla "globalizzazione"

Il made in Italy è diventato uno slogan che non dice più niente. Diventato più funzionale a quella retorica che ha fatto il male dell'Italia che alla tutela dell'Italia. Dall'arte, alla cucina, dall'agricoltura, alla moda e si potrebbe continuare. Nell'Italia di oggi si rimpiange ciò che non è più italiano. Hanno distrutto le campagne, hanno distrutto le coltivazioni storiche, è stato mescolato tutto, per arrivare all'assurdità di cortocircuiti propri di una società totalmente sballata. La globalizzazione nell'economia ha comportato il saccheggio dell'Italia, l'appropriazione indebita di ciò che ha reso unico il nostro Paese nel mondo per perderci nella nullità dell'essere più niente e nessuno.

Siamo bravi a decantare od osannare bellezze e miti e leggende che attraversano la storia di ciò che è arrivato, nel bene o nel male a determinare l'Italia. Un Paese fittiziamente unito, che deve la sua vera forza ai regionalismi, localismi, che non so…

Dopo Macerata si continua a sparare. Guai a ridimensionare o normalizzare

Questa è una storia che non parte da lontano, per dovere di sintesi sarò breve e conciso. Da questa estate in Italia si è iniziato a scoprire il problema del fascismo. Fino a quel momento, soprattutto da chi oggi si professa dall'alto della suo essere grado istituzionale antifascista, era ignorato se non avvallato. Si è denunciato il rischio di fascismo passando dalle vicende ridicole della spiaggia fascista di Chioggia, agli adesivi di Anna Frank, alle bottiglie o calendari con la foto di Mussolini o Hitler. Quando per anni ed anni in questo Paese si è realizzata una vera connivenza con le peggiori istanze, legittimandole, democratizzandole e favorendone la diffusione. Perchè, si è detto, la democrazia vale per tutti, anche per chi sputa veleno sociale.
Il guaio è che è stato pompato all'ennesima potenza un problema che c'era ma non era così forte, impattante. La propaganda che doveva portare a vedere in alcune soggettività una sorta di salvezza messianica in materia di…

Si è entrati nel terzo anno della ricerca della verità per Giulio Regeni, con la politica persa nel silenzio di comodo

"Non è possibile normalizzare i rapporti con uno stato che tortura, uccide e nasconde oltraggiosamente la verità, se non a scapito della credibilità politica del nostro Paese e di chi lo rappresenta". Queste sono le parole della famiglia di Giulio.
Una tempesta sotto forma di parole. Parole dure, ma figlie di quella rabbia comprensibile di chi altro non ha potuto fare che constatare l'effettiva resa dell'Italia all'Egitto criminale, dove si continua a morire, a sparire, ad essere torturati, come è successo a Giulio.  Si dovrebbe dare un vero e proprio ultimatum all'Egitto, pretendendo quelle piccole cose, elementi fondamentali, per chiudere il cerchio. Ma l'Egitto ha preso in giro l'Italia e Giulio e la sua famiglia da sempre, depistaggi, menzogne, calunnie, infamie. La politica italiana si è persa in un silenzio di comodo, quel silenzio che ha caratterizzato, salvo qualche formula di rito, anche le massime Istituzioni. E questo silenzio fa male e …