Passa ai contenuti principali

Il 70esimo della liberazione, ed il non coraggio di dire tutta la verità

E' vero, Gli spot istituzionali preparati per festeggiare il 70° anniversario della Liberazione, non citano il fascismo, il nazismo, la resistenza, i partigiani. Parlano invece di persone, di nonni, di passato. E' vero, gli spot istituzionali sono generici ed a dire il vero sembrano essere più uno sfondo ad una campagna di propaganda governativa, nel senso di incitamento al cambiamento come in essere nel Paese, che al vero senso della liberazione. Gli spot, “raccontano il coraggio di oggi per celebrare il coraggio di ieri”. Si leggerà nelle note di accompagnamento che «Era giunta l’ora di resistere; era giunta l’ora di essere uomini: di morire da uomini per vivere da uomini» citando una frase di Calamandrei.
Essere uomini, morire da uomini, per vivere da uomini. Eppure le donne è proprio nella resistenza che hanno conosciuto la prima forma sostanziale di parità, di uguaglianza. Certo, sempre nelle note sul sito del Governo, di accompagnamento agli spot, si parlerà di resistenza e di guerra di liberazione dal regime nazifascista. Perché non esplicarlo anche negli spot? Perché, visto che sono stati realizzati ben tre spot, non si è colta l'occasione per ricordare cosa è stato il fascismo in Italia, nelle zone occupate, nel Confine Orientale?  Ed il coraggio. Sì, è vero, vi è stato il coraggio, ma anche un filo conduttore ben chiaro, preciso e determinante, quello che viene metodicamente rimosso. Gran parte della resistenza al nazifascismo, si è formata anche e soprattutto per un grande ideale, per una società socialista. E questo, perché non si ha il coraggio di dirlo?

Commenti

Post popolari in questo blog

E' necessario il (prodotto) made in Friuli Venezia Giulia prima di essere annientati dalla "globalizzazione"

Il made in Italy è diventato uno slogan che non dice più niente. Diventato più funzionale a quella retorica che ha fatto il male dell'Italia che alla tutela dell'Italia. Dall'arte, alla cucina, dall'agricoltura, alla moda e si potrebbe continuare. Nell'Italia di oggi si rimpiange ciò che non è più italiano. Hanno distrutto le campagne, hanno distrutto le coltivazioni storiche, è stato mescolato tutto, per arrivare all'assurdità di cortocircuiti propri di una società totalmente sballata. La globalizzazione nell'economia ha comportato il saccheggio dell'Italia, l'appropriazione indebita di ciò che ha reso unico il nostro Paese nel mondo per perderci nella nullità dell'essere più niente e nessuno.

Siamo bravi a decantare od osannare bellezze e miti e leggende che attraversano la storia di ciò che è arrivato, nel bene o nel male a determinare l'Italia. Un Paese fittiziamente unito, che deve la sua vera forza ai regionalismi, localismi, che non so…

Dopo Macerata si continua a sparare. Guai a ridimensionare o normalizzare

Questa è una storia che non parte da lontano, per dovere di sintesi sarò breve e conciso. Da questa estate in Italia si è iniziato a scoprire il problema del fascismo. Fino a quel momento, soprattutto da chi oggi si professa dall'alto della suo essere grado istituzionale antifascista, era ignorato se non avvallato. Si è denunciato il rischio di fascismo passando dalle vicende ridicole della spiaggia fascista di Chioggia, agli adesivi di Anna Frank, alle bottiglie o calendari con la foto di Mussolini o Hitler. Quando per anni ed anni in questo Paese si è realizzata una vera connivenza con le peggiori istanze, legittimandole, democratizzandole e favorendone la diffusione. Perchè, si è detto, la democrazia vale per tutti, anche per chi sputa veleno sociale.
Il guaio è che è stato pompato all'ennesima potenza un problema che c'era ma non era così forte, impattante. La propaganda che doveva portare a vedere in alcune soggettività una sorta di salvezza messianica in materia di…

Si è entrati nel terzo anno della ricerca della verità per Giulio Regeni, con la politica persa nel silenzio di comodo

"Non è possibile normalizzare i rapporti con uno stato che tortura, uccide e nasconde oltraggiosamente la verità, se non a scapito della credibilità politica del nostro Paese e di chi lo rappresenta". Queste sono le parole della famiglia di Giulio.
Una tempesta sotto forma di parole. Parole dure, ma figlie di quella rabbia comprensibile di chi altro non ha potuto fare che constatare l'effettiva resa dell'Italia all'Egitto criminale, dove si continua a morire, a sparire, ad essere torturati, come è successo a Giulio.  Si dovrebbe dare un vero e proprio ultimatum all'Egitto, pretendendo quelle piccole cose, elementi fondamentali, per chiudere il cerchio. Ma l'Egitto ha preso in giro l'Italia e Giulio e la sua famiglia da sempre, depistaggi, menzogne, calunnie, infamie. La politica italiana si è persa in un silenzio di comodo, quel silenzio che ha caratterizzato, salvo qualche formula di rito, anche le massime Istituzioni. E questo silenzio fa male e …