Passa ai contenuti principali

Dico no alla giornata della memoria delle donne nella resistenza e sì al solo 25 aprile

E' stata da poco pubblicata, sul sito della Camera, la proposta di legge presentata a novembre 2014 volta ad istituire la Giornata in memoria delle donne nella Resistenza individuando come data, per tale ricorrenza, il 24 aprile. Ora, non voglio cadere nella scontata retorica, più di una volta sono intervenuto, nel mio piccolo, a sostegno del contrasto nei confronti di dati effettivi processi deficitari in merito alla mancanza di una giusta riconoscenza storica nei confronti delle donne partigiane nella resistenza. Ho sostenuto diverse battaglie, una su tutte quella finalizzata ad ottenere a Trieste una via per Ondina Peteani ma potrei riportare altri esempi. Condivido quando si scrive nel testo della proposta di legge che “nella guerra di Liberazione, a differenza delle altre guerre, non siamo in presenza solo di un protagonismo maschile: ci sono gli uomini che combattono e poi, quasi di contorno oppure sullo sfondo, ci sono tutti gli altri. Al contrario, è la Resistenza a indicare le specificità e in particolare quella femminile, che emerge con potenza nell'emergenza bellica. (..)Le cifre ufficiali registrano 35.000 partigiane, oltre 1.000 sono quelle cadute in combattimento e più di 2.000 quelle fucilate e impiccate”. Oppure quando si scrive che “è per tutto questo e per molto altro che riteniamo necessario, oltre che storicamente e socialmente doveroso, ricordare il fondamentale ruolo delle donne nella Resistenza e nel percorso fino alla Liberazione"  ma non con l'istituzione della giornata della memoria nella resistenza.  
Perché, obiezione tanto banale quanto reale, istituire una simile data, poi addirittura il giorno antecedente il 25 aprile, giorno che vuole il riconoscimento universale in Italia della liberazione dal fascismo e nazismo, giorno che unisce tutte e tutti, giorno che va oltre le differenze di genere, di sesso, giorno ove libertà, uguaglianza, solidarietà, fraternità continuano ad invadere, idealmente o meno, ma così è, con il dispiacere di qualcuno, le strade delle città e delle nostre comunità, dividerà, dividerà la memoria storica, dividerà la resistenza, sminuirà il 25 aprile e non a vantaggio certamente della memoria delle donne nella resistenza e potrebbe lasciare indurre che il 25 aprile sia allora il giorno della resistenza "muscolare" della liberazione ma solo per mano maschile.  Che sia invece il 25 aprile il giorno solenne ove ricordare e tramandare e condividere le gesta, gli ideali, i sacrifici, tutti, di uomini e donne, ragazzi e ragazze, compagni e compagne della e nella resistenza e che per tutti gli altri giorni della nostra vita ci si batta, a partire dalla toponomastica, dalla denominazione delle vie per andare oltre, per far conoscere la bellezza anche se difficile della resistenza, quanto amore per la libertà vi era, quanto amore per una società diversa e socialista o comunista con sfumature di anarchia vi era, uomini e donne uniti ed unite per quella fratellanza e sorellanza che il 25 aprile deve saper saldare. Per questi motivi dico no al 24 aprile e sì al solo 25 aprile, non è frammentando che si conferisce il giusto e doveroso riconoscimento alle donne nella resistenza, resistenza che è andata oltre ogni semplicismo e sterile sessismo, non dimentichiamolo. E' stata proprio nella resistenza che si è realizzata l'uguaglianza tra uomini e donne, è stata con la resistenza che la donna ha smesso di essere culto ed oggetto mistico, è stata con la resistenza che si è posta fine all'immagine dell'Italia donna che conduce l'uomo battagliero, muscoloso, alla guerra, che poi i valori della resistenza non siano stati pienamente colti e che oggi solo in poche realtà, penso a Kobane per esempio si sperimentano forme e sostanze di uguaglianza tra generi senza precedenti, con donne che imbracciano le armi per lottare per la democrazia, la libertà, è un problema non imputabile certamente alla resistenza od al fatto che non ci sia il 24 aprile che anticipa il 25 aprile e che comunque più che simbolicamente evidenziare lo stare dietro,come forza,alla resistenza, potrebbe invece evidenziare un restare indietro. Il 25 aprile è il giorno dei giorni e che sia questo ad unire, unire per la giusta memoria, per l'uguaglianza, fratellanza, sorellanza e libertà. 


Commenti

Post popolari in questo blog

"Qua semo a Trieste e no se parla s'ciavo, qua se parla triestin e italian"

"Qua semo a Trieste e no se parla s'ciavo, qua se parla triestin e italian". Non mi sorprende la denuncia effettuata sul Piccolo di Trieste e pubblicata come lettera del giorno. Solo che questa volta chi ha subito tale aggressione verbale razzista ha avuto il coraggio di prendere carta e penna e scrivere e denunciare pubblicamente quanto accaduto. Diverse volte per i muri di Trieste sono apparse scritte che riportavano quel concetto bestiale e puntualmente e giustamente venivano rimosse. Ma non mi sorprende, perchè ciò in linea con i tempi. Tempi dove se un reato viene compiuto da un migrante viene percepito socialmente come più deprecabile rispetto a quello compiuto da un comune cittadino italiano. Tempi dove l'omofobia è una normalità, dove un Gay pride non può passare per ragioni di opportunità innanzi ad un Duomo, tempi dove qualcuno propone processioni riparatorie per sanare il peccato della marcia dell'amore del Gay pride.  Tempi dove ritornano i pregiudiz…

Monfalcone e razzismo contro un cingalese: "Che cojoni 'sti bacoli di merda i se anca qua!"

I casi di razzismo sono in aumento, ma in aumento sono anche le segnalazioni, le denunce, il muro non tanto dell'indifferenza, che ahimè esiste, ma quello del timore o della fatica di prendere carta e penna od una tastiera per denunciare crolla. Un segnale in tal senso è emerso con forza con la nota lettera pubblicata sul Piccolo di Trieste che ho ripreso sia sul blog che su facebook. La tematica del razzismo è importante, e colpisce quando accade in una città che si considera aperta come Trieste e quando viene colpito lo sloveno, che nel corso della storia ha subito da queste parti una mera operazione di "bonifica etnica". Non si tratta di casi isolati, come alcuni commenti hanno sottolineato, " e comunque ne ho sentite altre di questo genere, non è il solo caso" e vi è chi ha ricordato anche il  proprio passato "Mi ricordo e mi rattristo ancora ...ho avuto una simile (peggiore) esperienza quando ero alle superiori. Due ragazze e tutto l'autobus …

La nuova strage di migranti nel Mediterraneo era prevedibile e forse anche voluta nel nazismo del terzo millennio

Lo si sapeva. Lo si sapeva che in tarda primavera sarebbero ripresi gli sbarchi dalla Libia. Con i soliti schemi, metodi. Tutto era prevedibile, conoscibile. E qui la chiusura criminale della rotta balcanica non c'entra nulla. Viviamo in una società dove il più grande crimine di guerra mai compiuto e mai punito, quale il lancio delle bombe atomiche sul Giappone, viene quasi giustificato. Senza quelle bombe non sarebbe finita la seconda guerra mondiale, si dice. E per questo non si deve chiedere scusa. Sono certo che se quelle bombe le avesse lanciate la Russia, oggi si racconterebbe una storia diversa. Ma il mondo funziona così. L'Europa, costituita da Paesi ricchi, si chiude per non essere contaminata dalle razze inferiori. Sì, parlo di razze, si parlo di inferiori. Perché? Perché il fantomatico sentimento razzista di paura, trova in realtà il proprio fondamento in quel concetto di superiorità della razza pura del terzo millennio, che non deve essere intaccata dai poveracci …