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Il manifesto nazionalista ed irredentista contro gli slavi, una provocazione pericolosa da condannare


Qualcuno nel confine orientale vuole riaccendere il fuoco del nazionalismo? Il sentimento di odio contro gli slavi? Un fuoco pericoloso che se non isolato e spento immediatamente e  prendendo le distanze dagli artefici di ciò rischia, prima o poi, di degenerare. D'altronde non è un mistero che le terre contese, penso all'Istria, alla Dalmazia, a Fiume vogliono essere riconquistate da una parte considerevole del nazionalismo italiano. Le strategie sono per quanto semplici altrettanto diaboliche, propaganda, tramite anche l'ausilio di leggi, come quella del ricordo, che seminando il sentimento dell'ingiustizia della perdita di terre ove anche le “pietre parlavano italiano” si fomenta il consolidamento della legittimazione della riconquista di quelle terre, ma anche tramite provocazioni, penso per esempio all'intitolazione di vie slovene o croate con denominazioni che ricordano l'italianità eterna di dati luoghi, nonché tramite una mirata, ridondante e ciclica campagna revisionista della storia che vuole l'Italia come vittima, mai come carnefice e l'italiano come bravo ragazzo e mai criminale che mira a creare odio nei confronti delle comunità slavofone e slave. Il 4 novembre è stato pubblicato in rete un manifesto firmato da diverse sigle come l’associazione Nuovo Risorgimento per l’Italia, il Comitato Trieste Pro Patria, il Movimento Irredentista Italiano, l’Unione Nazionalisti Italiani( che sono quelli che il 5 dicembre dichiarano di iniziare le ostilità in Italia, ripetendo la scena del precedente 9 dicembre 2013 e che non “faranno prigionieri”...), la Federazione Nazionale Arditi d’Italia (Trieste, Istria, Fiume e Dalmazia) e trasmesso a politici e giornali.

Nella premessa si evidenzia che a detta loro questo manifesto avrebbe lo scopo di ricostruire in breve “le tragiche vicende che hanno coinvolto nei secoli intere regioni italiane, quelle del Trentino-Alto Adige, della Venezia Giulia, della Dalmazia, che sono state vittime di processi di snazionalizzazione forzata, ovvero di germanizzazione e slavizzazione coatte, che hanno anche assunto, come nel caso delle foibe, forme di genocidio e pulizia etnica”.  Ci si potrebbe fermare già qui e cestinarlo, perché tutto semplicemente rispondente a logiche nazionalistiche che strumentalizzano date e certe vicende, alcune mai accadute, per ovvi fini che nulla hanno a che fare con la storia, quella realmente accaduta e molto invece hanno da condividere con quella visionaria. A detta loro l'intento sarebbe quello di “sollecitare da parte delle autorità politiche la conservazione e diffusione della verità storica in proposito contro ogni forma di negazione ed oblio”. Peccato che, come vedremo a breve, sarà un documento ricco di negazioni e di oblii, e dovrebbe costituire, tale manifesto” un punto di partenza per la difesa della memoria storica e dell’italianità”. 
Vediamo ora brevemente gli aspetti più rilevanti di questo documento. Si scrive che “ Un fenomeno storico, qualunque esso sia, deve essere colto nella sua totalità ed interezza”. E fino a qui nulla da eccepire. Però, poi si scrive che “se si considera la scomparsa dell’italianità nelle terre orientali, ossia nella maggior parte della Venezia Giulia e della Dalmazia, allora si rende necessario uno sguardo d’insieme plurisecolare, poiché ci si trova dinanzi ad un processo in fondo unitario”. Verrebbe da dire ma viviamo tutti sullo stesso Pianeta Terra? Sarebbe scomparsa l'italianità, per esempio, nella Venezia Giulia? Casomai è vero il contrario, la politica deslavizzatrice come iniziata con il primo nazionalismo reazionario risorgimentale, perfezionata nel fascismo e continuata dopo, ha comportato la deslavizzazione della Friuli Venezia Giulia, basta solo pensare che nella città di Trieste si è passati dal oltre 50 mila sloveni residenti nei primi anni del 1900 a neanche 300 con cittadinanza slovena del 2014 ed in ogni caso con la comunità slovena, considerata nella sua interezza, non si va oltre le 3/4000 mila persone. Ribadiscono che all'alba dell'VII secolo dc la Venezia Giulia e Dalmazia erano interamente latine. Poi con un salto secolare, omettendo tutto quello che è accaduto, a partire dalle campagne persecutorie, terroristiche e criminali come compiute in nome e per conto dell'italianità di queste terre, si arriva direttamente al 1948 con la perla antislava “ Nel 1948, tranne una piccola parte della prima regione, sono ormai quasi interamente slavizzate”.

Poi scrivono “Questo segmento temporale così individuato può essere compreso soltanto nella sua unità ed interezza. Si possono individuare almeno quattro grandi fasi della distruzione dell’italianità
Ed inizia la litania dei genocidi contro le popolazioni latine prima, “un autentico genocidio di popolazioni latine avvenne al momento delle migrazioni delle tribù slave, nel VII secolo d.C., ed in verità proseguì molto a lungo anche nei secoli seguenti. (...)Sulla Dalmazia, romana ovvero “italiana”, s’abbatté l’invasione slava del VII secolo d.C., in conseguenza della quale zone amplissime ebbero i loro abitanti sterminati od in fuga. Quasi tutti i centri urbani dell’entroterra furono annientati. 
Si omette per esempio che , come affermato dallo storico Theodor Mommsen (A. Stipcevic Iliri, Školská knjiga Zagabria 1974, pagina 70 ) , come riportato sulla wikipedia inglese, nel suo testo Le province dell'Impero Romano, che tutta la Dalmazia se è vero che sarebbe stata romanizzata a partire dal 4° secolo dC, l'analisi dei materiali archeologici ha dimostrato che il processo di romanizzazione era selettiva. “ Mentre i centri urbani erano quasi completamente romanizzati, la situazione nelle campagne era completamente diversa. Gli illiri hanno continuato a parlare la loro lingua madre, a seguire le loro tradizioni, la propria organizzazione sociale e politica …”. 
E poi, seguendo questo ragionamento, dovremmo oggi rivendicare come italiana, per esempio, l'Armenia? Visto che l'Impero romano è giunto sino a lì? 
Passando poi  dal riconoscimento della Dalmazia in europa come parte d'Italia, teoria minoritaria di alcuni irredentisti e cavalcata dal sistema Italia per egemonizzare l'alto Adriatico: “La Dalmazia in Europa fu considerata parte d'Italia fino all'Ottocento e fino ad allora i dalmati guardarono all'Italia come alla loro patria ideale”; per arrivare al cattivo Imperatore Francesco Giuseppe d’Austria, “ostile e diffidente nei confronti degli italiani, decise però di procedere alla loro snazionalizzazione, tramite la sistematica “germanizzazione e slavizzazione” di queste terre”. Si omette che in verità l'Imperatore Francesco ha impedito l'unificazione tra la Dalmazia e la Croazia reprimendo ogni attività politica in tal senso, alla faccia delle politiche pro-slave verrebbe da dire. Per arrivare all'immancabile dogma “È innegabile la realtà storica della snazionalizzazione operata dall'Austria a danno degli italiani ed a vantaggio degli slavi” . E dopo aver recato vantaggio agli slavi cosa accade a detta di chi scrive questo manifesto? Che gli “slavi intrapresero allora un’altra campagna di persecuzione contro gli italiani, che condusse all'emigrazione in Italia di buona parte dell’ormai piccolissima comunità italiana di Dalmazia che aveva resistito all'oppressione congiunta dello stato imperiale e dei nazionalisti croati nel periodo 1866-1918”. Ovviamente si omette che l'Italia ha volutamente rotto, per esempio lo stato di neutralità dichiarando guerra al suo alleato, mandando al macello quasi 500 mila giovani per ragioni rispondenti alla follia imperialistica e nazionalistica od il fatto che l'Austria solo 48 dopo ore l'assassinio di Francesco Ferdinando, in Bosnia  determinò  l' arresto di  200 serbi, diversi contadini vennero impiccati subito, alla fine di luglio, 5000 saranno i serbi dietro le sbarre e 150 furono impiccati appena iniziarono le ostilità. I conti, alla fine della prima guerra mondiale, saranno impressionati. Quasi 750 mila serbi, ovvero un serbo su sei ovvero quasi il 22% della popolazione verrà spazzato via, la percentuale più alta tra tutti i Paesi coinvolti dalla prima guerra mondiale. Alla faccia delle politiche e delle simpatie pro-slave dell'Impero. 
Ma ritorniamo alle vittime italiane. Quanto furono le vittime? Dal canonico ignoto “È ignoto il numero esatto di italiani che fuggirono dalle isole o dalle coste della Dalmazia per trovare scampo a Zara o direttamente nella penisola”, si passa alla classica cifra mediaticamente ad effetto “ anche se esso è stimato attorno alle 30 mila unità”. Ed ovviamente non poteva mancare l'operato della Jugoslavia comunista, quella specie di olocausto che avrebbero vissuto gli italiani. “La quarta ed ultima fase di questo processo plurisecolare di cancellazione dell’italianità della Venezia Giulia e della Dalmazia avvenne dal 1943 sino ad alcuni anni dopo la fine del secondo conflitto mondiale, con le Foibe e l’Esodo, provocati dalla pulizia etnica perpetrata dai partigiani slavo-comunisti del dittatore Tito”.  Si scrive che “questi ultimi accadimenti sono tristemente noti e non è il caso d’approfondirli qui. 
Certo, perché l'approfondimento, serio ed antirevisionista ed antinazionalista, svelerebbe che nessuna persecuzione di massa contro gli italiani vi è stata, svelerebbe che prima di tutto ciò vi è stato, per esempio il nazionalismo reazionario che ha determinato l'odio contro gli slavi ben recepito ed aggravato ed attuato dal fascismo, passando dalla marcia eversiva e reazionaria di occupazione di Fiume ed il nazismo, cose da niente, cose che hanno comportato l'esodo di oltre centomila sloveni e serbi dalla Venezia Giulia, campi di concentramento in terra italiana, violenze e crimini contro l'umanità di ogni natura, pulizia etnica contro gli slavi, ma ovviamente, non è il caso di approfondirli qui,questi avvenimenti per nulla casuali, già. Qui si deve parlare solo degli italiani povere vittime, che hanno vissuto una epopea non inferiore a quella biblica degli ebrei, una quaresima passionaria che ancora oggi non è giunta alla sua fine, perché la redenzione, l'ennesima visto che si è perso il conto delle redenzioni, ci sarà solo quando le terre contese, considerate da diversi soggetti e soggettività come terra promessa, ritorneranno all'Italia. Però, dopo la chicca, non è il caso di approfondire questo piccolo ed insignificante e superfluo pezzo di storia, si ribadisce che “ il genocidio compiuto da Tito a scapito degli italiani non fu dovuto soltanto all’ideologia comunista che egli adottava ed ancor meno ad una forma di reazione al fascismo, bensì anzitutto e principalmente ai progetti del nazionalismo jugoslavo che risalivano sino al pieno Ottocento”. 
E la ciliegina sulla torta è che le Foibe e l'Esodo, con lo sterminio di decine di migliaia di vittime e con la cacciata d’oltre 300 mila persone dalle loro terre avite, sono solo l'ultima fase d’un processo plurisecolare d'invasione ed occupazione di territori italiani da oltre 2000 anni, mediante la cacciata o l’uccisione degli abitanti autoctoni”. 
Ecco l'olocausto italiano. 
Roba realmente indegna e vergognosa non solo perché non corrispondente al vero, ma perché si continua,tacitamente, a tentare paragoni con eventi che hanno determinato sofferenze per milioni e milioni di persone la cui unica colpa era quella di non appartenere alla inesistente "razza ariana". Altrimenti perché scrivere “È per questo che è giusto combattere intellettualmente quelli che, riferendosi ad un altro genocidio, quello dell'Olocausto, il filosofo Abraham Yerushalmi ha definito “assassini della memoria”.
Poi arriva il monito “ancora oggi esistono alcune forze, interne ed esterne, che premono per la balcanizzazione dell’Italia, la secessione e la frantumazione dello stato nazionale, la germanizzazione e slavizzazione forzata di città e regioni, innestandosi su d’un nazionalismo xenofobo e su d’una tradizione di pulizie etniche. I sostenitori di questi progetti ricorrono con frequenza alla mistificazione storica, cercando di giustificare e ridimensionare il genocidio patito dagli italiani”. Quali sarebbero queste forze? I nomi? Non è dato sapere.
Si conclude rilevando che Freud ha detto: «Ciò che non è stato capito, ritorna sempre». Infatti, questo concetto è assolutamente condivisibile se rapportato a quello che è accaduto realmente e non in modo visionario nel Confine Orientale, terra soggetta a violenze brutali nei confronti di comunità slovene,serbe e croate in primo luogo, la cui unica colpa era quella di non essere di sangue italiano, di non parlare solo italiano, di avere una cultura diversa, una tradizione diversa, persone scacciate brutalmente da terre nelle quali vivevano da decenni e decenni in nome e per conto di un nazionalismo italiano violento e criminale e mai punito, nazionalismo che ha imposto la propria sovranità in territorio ove la maggioranza delle persone era slava e tale sovranità è stata imposta a colpi di umiliazioni, attentati, chiusura di scuole, aggressioni e viltà senza alcun fine. Questo manifesto è a parer mio pericoloso, non tanto perché segue solo il canonico ragionamento dell'italiano vittima e mai carnefice, ma perché rischia di accendere un fuoco con il quale ci si può scottare in cattivo modo, il fuoco del nazionalismo ed i fuochi dei nazionalismi, come la storia ha insegnato, sono stati anticamera dei fascismi. Ma è anche un manifesto che imponendo in particolar modo colpe non vere agli slavi, rischia di fomentare odi ingiustificati nei confronti di queste comunità.

Ma tutto questo non lo permetteremo, né ora né mai. Questo manifesto è da intendere come una dichiarazione di guerra "intellettuale"? Operazione e provocazione da rispedire al mittente, che comunque, a parer mio, deve essere segnalata.

MarcoBarone 

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