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Cosa ci sarà nel pacchetto scuola?

Il "pacchetto" scuola, sarà l'ennesimo “pacco” per la scuola od un pacchetto figlio del compromesso tra le forze politiche e categorie di riferimento ad oggi al governo? Sicuramente questo governo del compromesso ha dalla sua parte il favore di una immobilità economica inquietante e la necessità di rispondere alle richieste e raccomandazioni europeiste in modo rapido.
Rileggendo i programmi della scuola, dalla vecchia lista civica di Monti, a quello del Pd di Varese del 2010 a quello del PDL, e monitorando le proposte e le dichiarazioni in essere, sicuramente i punti di convergenza sono tanti e per alcuni aspetti anche preoccupanti.


Educazione di qualità da 0-5/6 anni
E' probabile la proposta della riunificazione del sistema di educazione prescolare ed un rinforzamento del sistema di esternalizzazione del servizio. Le scuole gestite direttamente dallo Stato danno risposta circa al 60 per cento e quelle paritarie pubbliche, gestite dai comuni, circa al 12 cento dei bambini in età.  L’abolizione della definizione del nido come servizio a domanda individuale potrebbe divenire realtà. Ben tenendo conto che nel 2002 il Consiglio delle Comunità europee ha riconosciuto l’importanza dell’estensione dei servizi prescolari per lo sviluppo economico dei Paesi fissando al 33 per cento per i bambini sotto i tre anni e al 90 per cento per quelli dai tre ai sei anni gli obiettivi di copertura dell’utenza da raggiungere entro il 2010. Obiettivo non raggiunto dall'Italia e rinviato al 2020. Dunque, come è emerso più volte, non è da escludere un piano triennale straordinario per l’implementazione del sistema territoriale dei servizi educativi della prima infanzia, affinché si possa attuare la trasformazione del servizio dell'asilo nido da servizio a domanda individuale a diritto educativo di ogni bambino e bambina con un maggiore coordinamento e rinforzo del sistema di coesione con i privati.




Scuola primaria 
Non è da escludere l'inizio della scuola primaria a cinque anni e l'estensione del modello educativo del tempo pieno e modulo a 30 ore con le “compresenze”.

Autonomia e Regioni
Maggiore potere decisionale agli USR e le Regioni definiranno il dimensionamento e il numero delle autonomie scolastiche, la distribuzione nel territorio delle scuole, le specializzazioni nella scuola superiore.

Organico funzionale
Vi è convergenza sulla necessità di realizzare il passaggio dagli organici di diritto e di fatto, all'assegnazione di un organico funzionale a ciascuna scuola autonoma. Maggiore velocità nell'assegnazione dei finanziamenti alle scuole subito dopo l’approvazione del bilancio dello Stato, modificando la legge laddove questa prevede un iter molto complicato e con la pubblicazione da parte del MIUR dei parametri utilizzati per inviare i fondi e della composizione delle tranche. Sembra essere vicina, anche se i tempi di applicazione si potranno vedere, se la legge verrà mai approvata, a partire dall'anno scolastico 2015/16, l’assegnazione a ciascuna scuola autonoma di un ORGANICO FUNZIONALE, che includa per reti di scuole anche una quota di personale per le supplenze brevi e professionalità specializzate a supporto dei ragazzi con bisogni speciali (autismo, dislessia, discalculia, etc). 
L’assegnazione deve poter essere almeno triennale, e concordata con la programmazione attuata dagli Enti Locali dei piani di offerta formativa territoriale. Un progetto del genere, ovviamente, comporterebbe il superamento di buona parte del problema del precariato,semplicemente“eliminando”i precari.

Aggancio carriera professionale al sistema di valutazione con il dubbio della chiamata diretta da parte delle scuole, proposte sempre più condivise dall'alleanza di governo. Nel nome della continuità didattica, considerata, a parole, come bene essenziale, si proporrà la permanenza in servizio minima, presso la stessa scuola, del personale per un tempo non inferiore ai tre anni. Rimane fermo l’accesso all'insegnamento per pubblico concorso, rimane aperto l’ambito territoriale in cui il concorso può essere effettuato, fermo restando il pari diritto di accesso per tutti i cittadini italiani (e ormai anche dell’Unione Europea, unico vincolo essendo quello della conoscenza della lingua). Quando si perfezionerà il sistema dell'organico funzionale, sicuramente si potrà realizzare il sistema giuridico e gestionale per affidare il reclutamento alla scelta delle singole scuole, scelta di carattere discrezionale, senza alcuna procedura di selezione.
Diversificazione della carriera docenti
L'attuale sistema della carriera professionale, quale gli scatti di anzianità, è destinato all'esaurimento. Ci sarà l’introduzione della “carriera” dei docenti e la possibilità di istituire figure professionali diversificate forse con l'introduzione di una sorta di albo. Incentivi alla frequenza di master, possibile introduzione del sistema del credito formativo. Non si deve escludere la riduzione del ciclo scolastico, così come non è a escludere la proposta di abrogare l'esame di terza media, contestualmente ad nuovo potenziamento del rapporto scuola-impresa anche sostenendo i percorsi di formazione professionale, sul modello delle scuole tecniche tedesche. Sicuramente i modelli di apprendistato, i corsi di formazione in azienda, e la nuova scuola lavoro, come attuata, lasciano ben intendere che sarà questa la strada che si continuerà a seguire con un contestuale potenziamento dell'insegnamento ed apprendimento delle lingue straniere e materie tecniche a discapito di quelle umanistiche. Ci sarà un potenziamento nell'utilizzo delle reti informatiche, nonostante il fallimento delle classi 2.0 e conseguenti, lo Stato, con l'ausilio dei finanziamenti UE, probabilmente investirà nella realizzazione dei sistemi di rete wireless ed i privati, tramite donazioni ed investimenti propri o convenzioni con le scuole, faciliteranno l'ammodernamento tecnologico delle stesse.

Edilizia scolastica
Ci sarà una razionalizzazione ed un rinnovamento radicale delle strutture scolastiche destinando a questo scopo, nelle aree sotto utilizzate, i Fondi per Aree Sottoutilizzate in armonia con i nuovi parametri europei nonché il riutilizzo dei fondi UE ancora chiusi nel cassetto. Il tutto "togliendo anche le scuole dagli “appartamenti” in locazione ed edificando nuovi poli scolastici progettati con una architettura innovativa eco sostenibile in linea con le nuove tecniche di risparmio energetico, che sostenga e renda possibile una nuova didattica a classi aperte ed interdisciplinare".

Apertura pomeridiana delle scuole e convenzioni con cooperative
Seguendo i modelli già applicati in alcune realtà ove vige il regime a Statuto speciale, è probabile la proposta di ricorrere all'apertura obbligatoria pomeridiana della scuola per un paio di giorni a settimana, tramite il ricorso al personale insegnante operante nella scuola tenendo conto delle richieste formative delle famiglie e sfruttando le risorse disponibili, attivando percorsi laboratoriali con proposte artistico – musicali, sportive e di esplorazione ambientale, senza trascurare gli approfondimenti di argomenti disciplinari “al fine di potenziare singole aree di apprendimento e soddisfare specifici bisogni del contesto educativo e territoriale”.
In risposta alle esigenze espresse dalle famiglie si potrà procedere alla realizzazione di ulteriori attività aggiuntive con contestuale apertura pomeridiana delle scuole, ricorrendo al personale delle cooperative, tramite convenzioni stipulate tra le scuole e le stesse. Una misura del genere, da un lato comporterebbe l'utilizzo del personale incluso nell'organico funzionale senza dover incrementare l'orario di lavoro dei docenti, cosa che se verrà proposta sarà probabilmente su base volontaria e ciò avrà una ricaduta diretta nel sistema di valutazione e di premialità nella carriera professionale del docente e dall'altro emergerebbe la possibilità di aprire le scuole in orario pomeridiano, con costi minimi per l'amministrazione ed in parte scaricati sull'utenza.

Il contratto collettivo?
La tendenza in essere dimostra che il ruolo della contrattazione nazionale è giunta ad esaurimento, vi è stata una mera centralizzazione del rapporto di lavoro e della gestione giuridica del sistema scolastico da parte dello Stato. Probabilmente troverà affermazione una contrattazione decentrata regionale, sul modello in essere in Trentino Alto Adige che dovrà armonizzarsi con i principi generali dettati dalla normativa nazionale per rinforzare il sistema delle autonomie locali e facilitare la diversificazione dell'offerta formativa in relazione anche alle diversificate esigente territoriali ed imprenditoriali. Insomma a colpi di pacchetti, decreti legge o deleghe, il governo si appresta a rivoluzionare la scuola. Sotto il motto del fare presto,i processi di consultazione dal basso e democratici saranno fittizi se non inesistenti a partire dalla riforma degli organi collegiali e del completamento del processo aziendalista della scuola. Sarà anche interessante vedere se si perfezionerà il superamento delle scuole paritarie, ed il totale e pieno inglobamento nel sistema delle scuole statali, cosa, visti gli interessi emergenti in campo e le forti convergenze, a dir poco probabile.

Ad oggi è comunque da registrare che le reazioni, alle proposte od agli annunci del governo, sono solo virtuali, forse perché in un certo senso ci si è abituati, per conflitti politici ecc, agli effetti annunci ed ai mille passi indietro, ma questa volta nutro la sensazione che agli annunci seguiranno realmente fatti ed anche in modo celere.


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