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Manifestazione violenta, pacifica, tra media ed il nuovo patto Roma Sicura

Di norma e per norma sistemica se le manifestazioni si svolgono in modo pacifico, se queste non sono utili, in un qualche modo, per importanti processi elettorali o politici, vengono semplicemente censurate dai circoli mediatici che determinano o governano l'opinione pubblica in Italia. Se le manifestazioni si svolgono in modo non pacifico, sicuramente si parlerà di queste o meglio delle “azioni violente”, più che delle tematiche che hanno determinato la convocazione della manifestazione, per poi essere utilizzate per reprimere il diritto di manifestare e legittimare azioni di limitazioni in tal senso. Insomma, vi è un blocco di potere importante, difficile da sfondare, da condizionare, degno della peggiore P2. A volte è proprio il sistema mediatico che rischia di incentivare la così detta violenza, poiché le continue censure od i continui comportamenti di mera indifferenza verso le tematiche che portano in piazza migliaia di persone non fanno notizia. La notizia deve essere il fumogeno colorato, una scritta sui muri, nei migliori dei casi, oppure gli scontri, quando questi accadono, nei peggiori dei casi. Le ultime manifestazioni, di rilevanza nazionale, che si sono svolte in Italia, sono state pacifiche, talmente pacifiche che nella sostanza sono state ignorate. Non pervenute a livello di informazione mediatica di sistema. Ma a Roma, in questo 19 maggio 2014, si è presentato il nuovo patto Roma Sicura. Un Patto che guarda oltre le politiche comunitarie, forse in previsione del secondo tempo della partita delle speculazioni finanziarie che hanno determinato un mero attacco all'Europa del Sud ed una drastica riduzione dei diritti sociali. 

Si guarda avanti, si prepara il campo, per definire una misura che richiama in un certo senso quell'emergenza democratica che era propria degli anni delle dure lotte in Italia Era il maggio del 1977 quando a Roma veniva adottata l'ordinanza prefettizia che vietava ogni manifestazione fino al 31 maggio in città. Era la prima volta, nella storia della vita di Roma, dalla caduta del fascismo, che si attuava un divieto di simile portata. Purtroppo anche a causa di quel divieto, come è noto, e dai fatti che ne derivarono, cadde Giorgiana Masi, uccisa dalla pallottola del sistema bugiardo. Dalle prime dichiarazioni che emergono si sostiene che "Per capire quali sono i cortei violenti ci serviremo delle segnalazioni delle nostre fonti e dell'attività di prevenzione" cortei che verranno vietati, in modo preventivoAlla richiesta dei numeri identificativi sui caschi delle forze dell'ordine si risponde, invece, con le telecamere sui caschi che verranno presto utilizzate a livello sperimentale per poi forse divenire la regola. Ovviamente sussistono dubbi, e concrete perplessità, sulla legittimità e legalità di simili disposizioni, ma come la storia ha insegnato, fino a quando il timone del diritto sarà nelle mani del sistema, l'unica certezza, nella incertezza del diritto, sarà il normale inasprimento delle misure finalizzate a tutelare l'ordine prestabilito.  

Il problema dei problemi è anche la libertà d'informazione, il cosa fa o cosa non fa notizia, il come la notizia viene presentata e gestita o non presentata o non gestita. L'Italia è un Paese annichilito, è un Paese addormentato, e mi domando il perché di queste misure di inasprimento, di tale durezza, quando non ci sono, ad oggi, segnali, di nessun conflitto sociale globale tali da minare la sicurezza della Capitale d'Italia e dunque del potere Italia? Bisogna interrogarsi sul perché di simili provocazioni. Certamente esistono conflitti territoriali eterogenei, ma nel loro complesso ed insieme non sono tali da minare la sicurezza e la stabilità dell'ordine vigente, anche se in qualche caso riescono a rallentarne, con efficacia, gli obiettivi di speculazione. Ed infine, mi domando, con quali criteri si deciderà che l'organizzazione x è violenta e la y non lo è? Come possono la condotta del singolo o di più individualità determinare o condizionare il diritto di manifestare per le strade di Roma ad intere realtà organizzate? E se qualcuno viene “infiltrato” ad hoc in apposite organizzazioni perché con le sue azioni violente, e poi bisognerebbe capire cosa si vuole intendere con violente, deve compromettere il diritto di manifestare di una certa realtà politica o sindacale, reputata in quel momento come scomoda o fastidiosa od antagonista? Quella norma amministrativa, che avrebbe la pretesa incredibile di estendere la propria efficacia a tutti, senza l'adozione di alcun provvedimento legislativo e normativo primario, figlia dunque della burocrazia autoritaria ministeriale, quanto la si può considerare come costituzionale e conforme ai precetti della legislazione europea?  Visto e rilevato, che tra le altre cose, in Italia, ad oggi almeno, non esiste alcuna emergenza “democratica” da parte della piazza? Esiste invece una voluta e determinata emergenza “democratica” da parte dei palazzi governativi, per nulla innovativi nel modo di gestire la cosa pubblica ed il diritto di manifestare, spesso “neutralizzato” dalla magnetizzata non libertà d'informazione. Così come esiste un Paese, quale l'Italia, che continua a tollerare e permettere presidi e manifestazioni di forze neonazifasciste, che andrebbero, queste sì, vietate preventivamente senza condizione alcuna. Non è da escludere, comunque, che al ministero dell'Interno siano in possesso di alcune informazioni sensibili. Finiscono gli ammortizzatori sociali, che hanno ammortizzato il conflitto, le persone che non hanno più nulla da perdere sono sempre di più, il diritto al lavoro non si intravede neanche con un telescopio, aumenta lo stato di povertà e cresce il disagio sociale. Forse, quella misura, vuole mettere le mani avanti, per contrastare preventivamente l'ennesimo autunno perennemente caldo?  Ma anche se così fosse, in ogni caso, l'intero principio che caratterizza quella disposizione ministeriale, è da , questa volta sì, e con forza, da censurare.




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