Passa ai contenuti principali

40 anni Piazza della Loggia, Brescia, non teppisti ma fascisti hanno attacco la sede dell'Anpi

Camminando per le strade di Brescia, quello che ti diranno molti cittadini, è che loro, agli appuntamenti, alle iniziative politiche, specialmente se di carattere antifascista, sono sempre puntuali, mai in ritardo, neanche di un minuto. Questo lo sapevano gli attentatori stragisti fascisti. Ma la bomba fascistato esploderà dopo dodici minuti. Hanno voluto essere sicuri che la piazza fosse piena, piena di antifascisti. I giornali di quella mattina parlavano di una Italia in fermento, diversi scioperi e manifestazioni erano previste nella giornata del 28 maggio. La notizia del giorno era la non scarcerazione del gruppo 22 ottobre. Veniva anche pubblicato il volantino di minaccia di matrice fascista inviato il giorno prima giorno alla sede centrale dell'agenzia ANSA per minacciare di morte gli otto detenuti del gruppo « 22 Ottobre» nel caso venissero liberati. Il messaggio dei fascisti , che venivano chiamati semplicemente come “teppisti”, era stato scritto su un foglio uscito dal Poligrafico dello Stato ed era stato imbucato con una affrancatura espressa all'ufficio postale del quartiere Nomentano di Roma. Ma si riportava anche la notizia dell'attacco alla sede del Manifesto, da parte sempre di “teppisti” ovviamente erano fascisti, i quali lasciarono scritte inneggianti al fascismo e ricordando che quello era solo un avvertimento. Come detto diversi erano gli scioperi previsti in tutta Italia nella giornata del 28 maggio, il 29 maggio avrebbero scioperato anche i giornalisti per la libertà d'informazione, ma quel mercoledì i giornalisti non scioperarono perché alle 10 e 12 del 28 maggio 1974 una esplosione devastò la vita di molte persone e di una intera città. Durante la prima conferenza stampa a Brescia emersero due cose particolari, ovvero che veniva comunicato la realizzazione di due identikit, poiché un un poliziotto in borghese, pochi attimi prima dell'attentato, aveva sentito due giovani che parlottavano fra di loro e uno diceva all'altro:- « adesso ». Ma anche che i primi ad essere interessati dall'operazione, tanto per cambiare, e per mano dei carabinieri, furono i figli di di un compagno, ex partigiano e membro del consiglio di fabbrica. Alla notizia della perquisizione nell'abitazione dell'ex partigiano si rispose che se ciò era realmente accaduto si trattava certamente di un errore. Eppure di indizi sulla matrice ve ne erano diversi. Il 9 maggio i carabinieri della legione di Brescia ed altre, arrestavano tredici neofascisti, appartenenti ad una vasta organizzazione terroristica nera. Tra gli arrestati vi era anche Carlo Fumagalli fondatore del MAR.
Il 19 maggio avvengono due inquietanti fatti. Alle tre di notte un bresciano salta in aria nel centro della città mentre, su una Vespa, stava trasportando un ordigno esplosivo. Accanto al suo corpo straziato, veniva anche ritrovata una rivoltella con 11 colpi in canna e la copia di un periodico fascista «Anno zero». Dopo l'esplosione, una Giulia con a bordo quattro fascisti si schianta contro un muro. A bordo della macchina c'erano un barattolo di vernice nera, un pennello, manifesti di propaganda. per il « si », ancora copie di « Anno zero ».  
Veniamo ad oggi. L'ANPI di Brescia ha denunciato che la scorsa notte dei “ladri” oltre ad aver tolto dal muro la fotografia dell’ex presidente Anpi (morto recentemente), il partigiano Lino Pedroni, hanno imbrattato con le loro feci l’ufficio dell'ANPI. Gli escrementi venivano ritrovati in alcuni volantini «No Bigio» della cui ricollocazione della statua in Piazza Vittoria gli antifascisti, giustamente, si sono opposti con determinazione. Non si tratta di teppisti o vandali, schematismo mediatico pericoloso, adottato in passato ed adottato ancora oggi. Si tratta di attacco fascista, punto. Alla vigilia dell'anniversario della strage fascistato di Brescia. Ben maledetti 40 anni dalla strage fascista di stato, che emozione e rabbia vedere quei fiori lì isolati dal perché per terra, la colonna sventrata dalla bomba delle 10 e 12 minuti lunghi ed interminabili come la voglia di giusta verità! Quale memoria condivisa nel sistema responsabile delle bombe e del piombo di stato che è stato? Nessuna memoria condivisa solo verità antifascista per i caduti di Brescia e di ogni altro luogo coinvolto dal rumore violento nero e nefasto. 




Poi cammini verso i vicoli ma quella colonna pur devastata è rimasta in piedi e con essa il tuo grido di giustizia antifascista che tardi senza mai essere tardi e presto senza mai essere presto sì che arriverà! Nessuna retorica ma questo sentimento ho lì innanzi alla vita che continua oggi raccolto e seminato nel terreno della universale consapevolezza.
Non chiamateli vandali o teppisti, ma fascisti.

Commenti

Post popolari in questo blog

Giorno del ricordo a Gorizia e agibilità democratica: Revocata sala gestita dalla provincia a resistenza storica

Era stato promosso dal gruppo di Resistenza Storica e sinistra goriziana antifascista, un convegno per il 10 febbraio dal seguente titolo, da svolgersi in Gorizia, presso il palazzo provinciale Attems:11 ANNI DI "GIORNO DEL RICORDO" Tra mistificazioni storiche e rivalutazione del fascismo. Questi gli interventi previsti: Alessandra KERSEVAN: Il ruolo della X Mas al confine orientale; Claudia CERNIGOI: Il "fenomeno" delle foibe e gli scomparsi da Gorizia nel maggio 1945; Sandi VOLK: 10 anni di onorificenze della legge del Ricordo; Piero PURINI: Gli esodi prima e dopo il secondo conflitto mondiale; Marco BARONE: "Volemo tornar". L'irredentismo del terzo millennio; nota di inquadramento storico e coordinamento del dibattito a cura di Marco PUPPINI. Contestualmente a ciò, nella stessa giornata, nella stessa città, ma in luogo diverso, è previsto il convegno organizzato dalla Lega Nazionale di Gorizia, con l'alto patrocinio della Prefettura, Provincia…

Le conclusioni della Commissione d'inchiesta sul caso Moro

Nelle considerazioni conclusive della Commissione d'inchiesta sul Caso Moro emergono spunti di riflessione importante ed anche inquietanti che dovrebbero far tremare i pilastri della nostra Repubblica. Un lavoro durato alcuni anni, con diverse audizioni, accessi a documenti, verifiche, ispezioni, un lavoro enorme e giunto a termine.    La legge istitutiva della Commissione (Legge 30 maggio 2014, n. 82) ha assegnato come mandato all'inchiesta parlamentare quello di «accertare eventuali nuovi elementi che possono integrare le conoscenze acquisite dalle precedenti Commissioni parlamentari di inchiesta sulla strage di Via Fani, sul sequestro e sull'assassinio di Aldo Moro; eventuali responsabilità sui fatti di cui alla lettera a) riconducibili ad apparati, strutture e organizzazioni comunque denominati ovvero a persone a essi appartenenti o appartenute». E' stato sottolineato che è "dalla rilettura sistematica dei cinque processi e dell'attività delle precedenti…

Ma ha ancora senso la "Venezia Giulia"? O meglio regione di Trieste?

Venezia Giulia. Un nome che ha sicuramente un suo fascino, originale, una forzatura storica pasticciata, proposta ed utilizzata sin dal 1863, come si legge nell'Enciclopedia Treccanti dal linguista goriziano G.I. Ascoli in sostituzione di ‘Litorale’ (Küstenland), usato dagli Austriaci. "Dal 1920 sotto la denominazione di V. furono compresi anche territori appartenenti alla Carniola; i limiti della regione non erano del resto ben definiti: ora comprendeva anche il Friuli ora questo era considerato come appartenente al Veneto, per cui la V. corrispondeva ai territori orientali ceduti dall’Austria all’Italia in seguito alla Prima guerra mondiale, cioè le province di Gorizia, Trieste, Pola e Fiume (superficie 8893 km2 con 955.257 ab. nel 1936), zona caratterizzata dal graduale trapasso del sistema alpino in quello dinarico e dalla compenetrazione di elementi italiani e slavi. Il piccolo lembo della V. rimasto all’Italia dopo la Seconda guerra mondiale è confluito nella regione a …