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Da Piazza delle Cinque Lune a Piazza Montecitorio, la lotta censurata dei docenti della scuola





Non mi perderò in noiose frenesie giuridiche.
Questo è il tempo ove regna sovrana l'incivilita giuridica, espressione senza colore alcuno, di quella società che domina e sovrasta ogni senso di rispetto verso e per l'essere umano.
La Costituzione italiana con i suoi principi fondamentali è stata per alcuni anni della nostra recente storia una sorta di guida sul come normare diritti e rendere la democrazia democratica.
Ma oggi giorno con colpi di penna, anzi di tastiera, sostenuti dalla politica di palazzo, sia essa di sinistra che di destra, complice piena della sofferenza umana che reca a migliaia di persone, si cancellano diritti quesiti, diritti entrati nella sfera giuridica e sociale del lavoratore, diritti diventati il patrimonio sociale del lavoratore.
Mi riferisco alla vicenda dei docenti idonei ad altri compiti.
Uomini e donne, che per gravi, gravissimi problemi di salute, hanno trovato nella contrattazione integrativa nazionale ma anche nella passata e legge, il riconoscimento di una forma di protezione sociale importante.
Continuare a svolgere il proprio lavoro, principalmente nelle biblioteche della scuola, mantenendo il contatto diretto con gli studenti e con la docenza e rimanendo docenti.
Come detto con la spending review si annienta, dopo vari tentativi falliti, questo diritto, costringendo migliaia di persone che soffrono già gravi problemi di salute, perché invalidi, a cambiare d'ufficio lavoro, con il rischio elevato di essere licenziati.
Nello stesso tempo si è alimentata una guerra interna nel mondo della scuola, perché questi lavoratori assunti come docenti, passeranno d'ufficio ad altro profilo professionale, quale quello ATA, andando ad occupare posti destinati ad altri lavoratori precari che da una vita attendevano la stabilizzazione .
Ma il peggio del peggio è dato dal fatto che la maggior parte di queste persone non è nelle condizioni fisiche di sopportare il lavoro nelle segreterie delle scuole.
Insomma una vero accanimento selvaggio da parte di uno stato infedele alla costituzione e fedele a quella freddezza glaciale che rende ogni individuo pedina del sistema e non parte attiva della società.
Questi lavoratori da giorni scioperano, protestano con presidi permanenti sotto il sole cocente di Roma, urlano e gridano alla società italiana questa incredibile ingiustizia, non è giusto è l'unica cosa che ti senti di dire e che sentirai dire, non per demagogia o sterile retorica, ma perché così è.
Ingiusto.
Chiacchiere, dai palazzi arrivano solo chiacchiere e prese in giro, alimentando false speranze ed illusioni.
Queste persone le rispetto, molte di loro le conosco anche di persona, i Cobas hanno sostenuto attivamente questa lotta, una lotta che continua da due anni senza sosta, una lotta che ha provato tutte le strade possibili ed immaginabili, e loro, uomini e donne dalla grande dignità resistono, nonostante tutto.
Questa lotta forse è censurata sia per il gran senso di vergogna che si può provare nel sapere che si approva una norma di simile portata, sia perché forse si teme l'effetto emulazione.
Se queste persone, nonostante i loro problemi gravi di salute, lottano con tale determinazione, è chiaro che ciò potrebbe recare qualche problema alla stabilità del sistema perché potrebbero essere da esempio per migliaia di lavoratori che presto vivranno il licenziamento anche nel pubblico impiego.
Perché se questa norma diventerà legge, e colpirà in tal modo la parte più tutelata della società, non oso pensare cosa accadrà a chi non usufruisce dei benefici per l'invalidità civile o per handicap grave.
Ed allora ecco la censura da parte della grande stampa e grandi media, infatti, salvo i siti internet che si occupano di scuola o qualche breve trafiletto o fugace intervista, questa lotta e questa problematica ai più è sconosciuta.
Ciò è  sintomo di complicità con questo governo politico sostenuto da quella politica che prima o poi verrà chiamata a giudizio.
Chiudo con una frase di Solone, una frase tratta dal film la piazza delle cinque lune, Piazza da dove si eleva un gran voce di dignità, una frase che rappresenta bene l'essenza di questo momento:

"La giustizia è come una tela di ragno : trattiene gli insetti piccoli, mentre i grandi trafiggono la tela e restano liberi".

Video tratto da orizzonte scuola

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