Giardino "confuso".

Giardino incolto dalla borghesia umana,

bensì profondamente amato dalla Babilonia natural durante

coltivata da madre natura, nell'oggi figlio del passato divenire.

Colori raggianti, bosco, siepe e prato attraversati dalle acque del torrente color verde lago,

sulla vetta celata dalla nebbia invernale, nello scorrere continuo sui binari definiti dalla locomotiva a vapore di quella tal involuzione industriale oggi invocata, ieri odiata;

ecco fiocchi cristallinei di lacrime di ciel gelato dalla glaciale insensibilità umana,

incorniciare nelle ore imprigionate dal tic tac dei  secondi biologici dello scorrere tempo umano,
quel meraviglioso essere vivo che è la natura selvaggia coltivata dall'amore grezzo nudo del sogno 

caldo dell'autunno di lotta ribelle.

Marco Barone

M&G

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