Passa ai contenuti principali

Era il 26 dicembre 2004. Il maremoto di Sumatra, pensando all'Abruzzo.

Tsunami, tale parola deriva dal giapponese, che significa onda del porto.
Tale breve termine è entrato nel linguaggio comune quel lontano, perchè già dimenticato, ma in verità  vicino 26 dicembre 2004.
Onda del porto di Sumatra del 26 dicembre 2004 che ha investito tutto l'Oceano Indiano , venne causata da un terremoto molto violento di magnitudo pari a 9,3 della scala Richter. È stato il terremoto più imponente registrato dopo quello Cileno del 22 maggio 1960 di magnitudo 9,5. Chiamala se vuoi coincidenza, tragica naturale coincidenza, quel terremoto è avvenuto esattamente (a meno di un'ora) ad un anno di distanza dal terremoto di 6,6 gradi che ha colpito la città di Bam in Iran il 26 dicembre del 2003, causando la morte di circa 30.000 persone. Il maremoto dell'Oceano Indiano ha procurato circa 300 mila vittime, un numero indefinito di sfollati.
Onda devastante, violenta, impetuosa che ha colpito  parti delle regioni costiere dell'Indonesia, dello Sri Lanka, dell'India, della Thailandia, della Birmania, del Bangladesh, delle Maldive giungendo a colpire le coste della Somalia e del Kenya (ad oltre 4.500 km dall'epicentro del sisma).


Ecco scattare la catena della solidarietà umana, con le solite speculazioni tipiche di questi eventi, ecco il falso congelamento dei debiti.
I meccanismi che la società innesca in tale situazioni sono sempre identici.
Come identica è vuoi per la frenesia che caratterizza questa società, vuoi per i mille eventi che circondano il nostro vivere quotidiano, che il 26 dicembre del 2004 a molti oggi non dice nulla.
Ma solo sei anni addietro era negli occhi di tutti l'immagine ritratta da riprese video amatoriali, da fotografie, della potenza esplosiva della natura, della povertà di quelle terre, della disperazione delle persone.
Certo non bisogna tornar indietro di sei anni per capire come gli eventi per forza di cose offuschino la memoria dell'uomo.
Il terremoto dell'Abruzzo è un esempio vivente di ciò.
Ed era solo il mese di aprile del 2009.
Per giorni e mesi si parla di quella martoriata terra, poi le notizie sfumano, poi ecco gli scandali, poi sfumano ancora, ancora logorante silenzio.
Il silenzio a volte esprime meglio di ogni altra cosa la disperazione umana, la rabbia, il senso dell'ingiustizia, ma in tal caso ha effetto devastante, specialmente in tal società dove il silenzio uccide il dissenso.

Ma gli effetti del terremoto sono vissuti da quelle persone che vuoi per l'abusivismo, per la devastazione naturale, oggi giorno dormono, sognano, e probabilmente avranno condiviso  il dolce di natale dentro una casa di plastica. Questo per i più fortunati.
I dimenticati sono tanti, e le ricorrenze quanto meno devono servir a questo ad interrogarsi sul perchè la società tende ad inghiottire tutto in un vortice sconvolgente che conduce all'oblio.
Perchè?
Eppure la storia è caratterizzata da eventi tragicici. Per esempio leggendo un articolo scritto su tale sito  http://www.pi.ingv.it/Focus/tsunami.html da parte dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia emerge che circa 8000 anni fa un gigantesco tsunami devastò il mediterraneo interessando le coste della Sicilia orientale, l'Italia meridionale, l'Albania, la Grecia, il Nord Africa dalla Tunisia all'Egitto, spingendosi sino alle coste del vicino oriente dalla Palestina, alla Siria ed al Libano. Per non parlare del terremoto del 1908 di Messina e Reggio Calabria.
Noi siamo ospiti della terra, dobbiamo convivere con ciò che non ci appartiene.
I terremoti sono sempre esistiti, il Tsunami anche.
Quel giorno ricordo come la follia collettiva alla velocità dell'onda del porto travolse il senso della paura di ogni essere umano sulla terra. Senso della paura ma anche della tragica spettacolarizzazione oggi ancora viva.
Si andava a mare pensando allo Tsunami, alle minime scosse di terremoto si pensa allo Tsunami, si deve cercare per forza di cosa lo Tsunami, si allarma anche a volte in modo esasperato la popolazione. Il  25 dicembre 2010 è stato lanciato un allarme tsunami nel Pacifico sud-occidentale dopo una scossa di terremoto sottomarina di magnitudo 7,6. L'allarme dopo due ore è stato revocato.
Certo non voglio dire che gli allarmi non vadano dati, ma quasi tutti quelli che son seguiti al 26 dicembre 2004,  sono stati poi revocati.
La natura ha insegnato all'uomo che occorre prevenire determinate situazioni, ma non conferendo solo l'allarme, ma rispettando semplicemente il pianeta che oggi ancora ci ospita.Abbiamo imparato qualcosa da ciò?
Nutro molti dubbi in tal senso.
Oggi il mio pensiero viene rivolto a tutti i terremotati, a tutte le persone che hanno vissuto sulla loro pelle gli effetti del non funzionamento della società, ed in particolar modo ai terremotati dell'Abruzzo di cui oggi giorno non si parla più.


Marco Barone

Commenti

Post popolari in questo blog

Giorno del ricordo a Gorizia e agibilità democratica: Revocata sala gestita dalla provincia a resistenza storica

Era stato promosso dal gruppo di Resistenza Storica e sinistra goriziana antifascista, un convegno per il 10 febbraio dal seguente titolo, da svolgersi in Gorizia, presso il palazzo provinciale Attems:11 ANNI DI "GIORNO DEL RICORDO" Tra mistificazioni storiche e rivalutazione del fascismo. Questi gli interventi previsti: Alessandra KERSEVAN: Il ruolo della X Mas al confine orientale; Claudia CERNIGOI: Il "fenomeno" delle foibe e gli scomparsi da Gorizia nel maggio 1945; Sandi VOLK: 10 anni di onorificenze della legge del Ricordo; Piero PURINI: Gli esodi prima e dopo il secondo conflitto mondiale; Marco BARONE: "Volemo tornar". L'irredentismo del terzo millennio; nota di inquadramento storico e coordinamento del dibattito a cura di Marco PUPPINI. Contestualmente a ciò, nella stessa giornata, nella stessa città, ma in luogo diverso, è previsto il convegno organizzato dalla Lega Nazionale di Gorizia, con l'alto patrocinio della Prefettura, Provincia…

Le conclusioni della Commissione d'inchiesta sul caso Moro

Nelle considerazioni conclusive della Commissione d'inchiesta sul Caso Moro emergono spunti di riflessione importante ed anche inquietanti che dovrebbero far tremare i pilastri della nostra Repubblica. Un lavoro durato alcuni anni, con diverse audizioni, accessi a documenti, verifiche, ispezioni, un lavoro enorme e giunto a termine.    La legge istitutiva della Commissione (Legge 30 maggio 2014, n. 82) ha assegnato come mandato all'inchiesta parlamentare quello di «accertare eventuali nuovi elementi che possono integrare le conoscenze acquisite dalle precedenti Commissioni parlamentari di inchiesta sulla strage di Via Fani, sul sequestro e sull'assassinio di Aldo Moro; eventuali responsabilità sui fatti di cui alla lettera a) riconducibili ad apparati, strutture e organizzazioni comunque denominati ovvero a persone a essi appartenenti o appartenute». E' stato sottolineato che è "dalla rilettura sistematica dei cinque processi e dell'attività delle precedenti…

Ma ha ancora senso la "Venezia Giulia"? O meglio regione di Trieste?

Venezia Giulia. Un nome che ha sicuramente un suo fascino, originale, una forzatura storica pasticciata, proposta ed utilizzata sin dal 1863, come si legge nell'Enciclopedia Treccanti dal linguista goriziano G.I. Ascoli in sostituzione di ‘Litorale’ (Küstenland), usato dagli Austriaci. "Dal 1920 sotto la denominazione di V. furono compresi anche territori appartenenti alla Carniola; i limiti della regione non erano del resto ben definiti: ora comprendeva anche il Friuli ora questo era considerato come appartenente al Veneto, per cui la V. corrispondeva ai territori orientali ceduti dall’Austria all’Italia in seguito alla Prima guerra mondiale, cioè le province di Gorizia, Trieste, Pola e Fiume (superficie 8893 km2 con 955.257 ab. nel 1936), zona caratterizzata dal graduale trapasso del sistema alpino in quello dinarico e dalla compenetrazione di elementi italiani e slavi. Il piccolo lembo della V. rimasto all’Italia dopo la Seconda guerra mondiale è confluito nella regione a …