E la città se ne va.

Luci arancio bianche,

confuse con le scie rosso verdi dell'esca semaforo,

ora giallo e blu dei colori meccanici delle carrozze moderne,

ordunque la città se ne va.

Suoni di sirene, e rumori d'isteria,

mescolati nel fumo ardente del tempo dolente,

ecco viaggiar tra strade indirizzate e corsie odiate,

il non essere umano, ma l'esser selvaggio metropolitano.

E la città se ne va tra magie teatrali e lotte sociali,

tra pensieri offuscati dalle catene del lavoro,

e il desiderio  vivo di urlar tutti in coro,

odio la città.

E la città se ne va , mentre la tua ardita mente, tra erotismi mercenari,

vaga per le antiche resistenze passionali.

Campagne metropolitane, selvaggia civiltà umana,

avvolgono nella nebbia oscura

l'orizzonte tramontato su quel confine sfiorato

dall'amore per l'infinità,

e la rude apollineità.

E la città se ne va mentre accompagni il tuo corpo stanco,

oppresso dai tic tac sociali,

in quella gondola veneziana

smarrita tra le acque divine

della fonte del non respiro.

E la città se ne va.

Marco Barone

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