Passa ai contenuti principali

La Gelmini "unisce" la vera Italia.Cronaca di una giornata di lotta a Bologna.

Se un merito deve essere riconosciuto alla Ministra della Distruzione Pubblica sia essa universitaria che scolastica è quello, ed unicamente quello di aver svegliato un movimento di lotta e di ribellione più che determinato a rivendicare il diritto ad un futuro senza precarietà.
Precarietà non solo lavorativa ma inevitabilmente esistenziale.
Bologna oggi è tornata ad esser rossa.
Ma non più rossa di vergogna.
No, rossa per la voglia di lottare, rossa per la ribellione al sistema presente, rossa per dire no alla distruzione del diritto allo studio, alla formazione di menti non pensanti, al lavoro precario.
Parlo di Bologna perchè è da questa città che oggi scrivo.

Ma in verità in tutta Italia vi sono state manifestazioni di migliaia di studenti, fronteggiate anche duramente dalle forze dell'ordine.

Bologna 30 novembre 2010:
 Il corteo parte  in prima mattinata dalla storica Piazza Verdi di Bologna. Una piazza costeggiata dal teatro comunale, ma anche dalle politiche di repressione attuate nel corso del tempo in questa città.
Verso quello che si apprestava a divenire come mezzogiorno di fuoco ribelle, dilaga per per le vie principali della citta un corteo spontaneo,enorme, con alla testa uno striscione “Blocchiamo il ddl Gelmini, blocchiamo tutto”.

Quasi in contemporanea un collettivo locale sanzionava con chili di letame l’ingresso della sede del Pdl con  lo slogan “Questo è il risultato del Governo Berlusconi”.

Il corteo cresce sempre di più. Si parla di quasi 20.000 ragazzi e ragazze più che determinate nella lotta.

Si blocca la tangenziale, si blocca l'autostrada

Si blocca la città.

Per qualche ora la monotonia abitudinaria meccanizzata dagli schemi della burocrazia sociale viene sostanzialmente devastata da tanti visi sorridenti ma nello stesso tempo da sguardi ardenti.

Un fiume tempestoso in piena che attua ciò che era stato annunciato nei giorni precedenti ovvero bloccare tutto.

E la città viene bloccata.

Poi arriva il momento dello scontro duro e frontale con le forze dell'ordine.
La stazione centrale di Bologna.
Stazione blindata. Tutte le vie di uscita ed entrata sono bloccate.
I passeggeri vengono, per ragioni di ordine pubblico, come dire sequestrati all'interno dell'atrio principale della stazione.
Vedi persone che cercono di uscire dalle vie secondarie.
Tutto bloccato.
Fino a quando viene "garantito" l'accesso e l'uscita solo all'altezza della fine del primo binario ovest.

Chi resta bloccato dentro l'atrio principale assisterà ad una carica breve ma intensa e violenta delle forze dell'ordine.
Volano uova, bottiglie di plastica.
Volano urla e grida di proteste.
Ma volano anche tante e tante manganellate.

Vi saranno dei ragazzi identificati ma anche ragazze e ragazzi feriti.

Feriti sia dalle politiche di Stato in tema di  Distruzione Pubblica che dalle botte ricevute.

Il corteo verso le 15 riprende spontaneamente per le vie principali della città per giungere al grido " non finisce qui" all'aula 38 occupata della facolta di lettere dove si svolgerà assemblea per discutere le prossime iniziative di lotta.
Ciò a prescindere dal fatto che la riforma Gelmini venga approvata o meno.
Qualcosa si è svegliato.
Questo qualcosa si chiama voglia di lottare per il proprio futuro e per il futuro non più precario della società, nella società.

Marco Barone

Commenti

Post popolari in questo blog

Giorno del ricordo a Gorizia e agibilità democratica: Revocata sala gestita dalla provincia a resistenza storica

Era stato promosso dal gruppo di Resistenza Storica e sinistra goriziana antifascista, un convegno per il 10 febbraio dal seguente titolo, da svolgersi in Gorizia, presso il palazzo provinciale Attems:11 ANNI DI "GIORNO DEL RICORDO" Tra mistificazioni storiche e rivalutazione del fascismo. Questi gli interventi previsti: Alessandra KERSEVAN: Il ruolo della X Mas al confine orientale; Claudia CERNIGOI: Il "fenomeno" delle foibe e gli scomparsi da Gorizia nel maggio 1945; Sandi VOLK: 10 anni di onorificenze della legge del Ricordo; Piero PURINI: Gli esodi prima e dopo il secondo conflitto mondiale; Marco BARONE: "Volemo tornar". L'irredentismo del terzo millennio; nota di inquadramento storico e coordinamento del dibattito a cura di Marco PUPPINI. Contestualmente a ciò, nella stessa giornata, nella stessa città, ma in luogo diverso, è previsto il convegno organizzato dalla Lega Nazionale di Gorizia, con l'alto patrocinio della Prefettura, Provincia…

Le conclusioni della Commissione d'inchiesta sul caso Moro

Nelle considerazioni conclusive della Commissione d'inchiesta sul Caso Moro emergono spunti di riflessione importante ed anche inquietanti che dovrebbero far tremare i pilastri della nostra Repubblica. Un lavoro durato alcuni anni, con diverse audizioni, accessi a documenti, verifiche, ispezioni, un lavoro enorme e giunto a termine.    La legge istitutiva della Commissione (Legge 30 maggio 2014, n. 82) ha assegnato come mandato all'inchiesta parlamentare quello di «accertare eventuali nuovi elementi che possono integrare le conoscenze acquisite dalle precedenti Commissioni parlamentari di inchiesta sulla strage di Via Fani, sul sequestro e sull'assassinio di Aldo Moro; eventuali responsabilità sui fatti di cui alla lettera a) riconducibili ad apparati, strutture e organizzazioni comunque denominati ovvero a persone a essi appartenenti o appartenute». E' stato sottolineato che è "dalla rilettura sistematica dei cinque processi e dell'attività delle precedenti…

Ma ha ancora senso la "Venezia Giulia"? O meglio regione di Trieste?

Venezia Giulia. Un nome che ha sicuramente un suo fascino, originale, una forzatura storica pasticciata, proposta ed utilizzata sin dal 1863, come si legge nell'Enciclopedia Treccanti dal linguista goriziano G.I. Ascoli in sostituzione di ‘Litorale’ (Küstenland), usato dagli Austriaci. "Dal 1920 sotto la denominazione di V. furono compresi anche territori appartenenti alla Carniola; i limiti della regione non erano del resto ben definiti: ora comprendeva anche il Friuli ora questo era considerato come appartenente al Veneto, per cui la V. corrispondeva ai territori orientali ceduti dall’Austria all’Italia in seguito alla Prima guerra mondiale, cioè le province di Gorizia, Trieste, Pola e Fiume (superficie 8893 km2 con 955.257 ab. nel 1936), zona caratterizzata dal graduale trapasso del sistema alpino in quello dinarico e dalla compenetrazione di elementi italiani e slavi. Il piccolo lembo della V. rimasto all’Italia dopo la Seconda guerra mondiale è confluito nella regione a …