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Giorni di conflitto sociale a Bologna.




Bologna, città commissariata, città ove la 'ndrangheta spadroneggia, città ove interessi politici ed affari si intrecciano per consolidare il potere di quel sistema cooperativistico che è il vero centro sistemico decisionale della vita economica bolognese; città ove da anni è in corso uno svuotamento sia a livello culturale che anche demografico, basta pensare al solo calo enorme di  studenti iscritti all'università rilevato negli ultimi tempi; città ove alle nove di sera le strade iniziano a desertificare, città che vuole essere metropolitana, ma nello stesso tempo paese provinciale.
Città dalle mille eterogenee contraddizioni, città ancora assopita nel sogno rivoluzionario del 1977.
Ma,ecco che in questi giorni, per motivi vari, siano essi liberi e spontanei siano essi non molto spontanei, nascere  varie iniziative di conflitto poste in essere da varie realtà ma non solo studentesche.


Mentre la Gelmini oggi dichiara che “Mi auguro che non accada che vengano votati emendamenti di un contenuto pesante e che possano stravolgere il provvedimento, perché se così fosse, come Governo mi troverei nelle condizioni di dover richiedere il ritiro della legge”;  mentre qualcuno invoca il morto, mentre tutti noi ci interroghiamo su come Berlusconi e la sua loggia massonica quale la P3, difenderà il suo potere, stragi? bombe? omicidi? colpi di stato?o semplice fuga in Libia? , e mentre i giornali titolavano del cazzotto preso in faccia da Emilio Fede, che alla prima lettura sembrava quasi essere aggressione maturata per fini politici, ma poi leggendo l'articolo emergono storie di gossip e gelosia; a Bologna forse qualcosina si è risvegliata.

Gli studenti delle superiori di Bologna, in piazza da stamattina contro la riforma gelmini, sono stati caricati dalla polizia nel tentativo di invadere la stazione, erano in centinaia.
Come si possono caricare ragazzini?
Come?
Intanto è successo e succederà ancora.

Nella giornata di ieri, si legge in un comunicato degli antifascisti , spontaneamente, studenti e studentesse antifascisti/e autorganizzandosi si sono diretti verso la facoltà di Giurisprudenza, in cui Azione Universitaria e Giovane Italia volevano festeggiare, proprio nel giorno di discussione alla camera dell’infame DDL Gelmini, contro cui università licei e rettorati sono occupati, i vent’anni di agibilità politica in università. I festeggiamenti sono stati interrotti dal grido “Fuori i fascisti dall’università, resistenza in tutte le città”.
La rete di protezione fascista si è attivata con avvocati, volanti della polizia e Digos che sono entrati in facoltà, ma sono stati prontamente cacciati.
L’azione antifascista è continuata con un’assemblea, nella facoltà di lettere e filosofia occupata, da cui è emersa la necessità di coordinazione sul fronte dell’antifascismo così come in ogni ambito di lotta. Sull’antifascismo non si devono porre bandiere; questa giornata ha dimostrato che l’antifascismo si pratica ed è una pratica di libertà".



E sempre nella giornata di ieri sera, sembrerebbe che un gruppo di anarchici abbiano contestato l'iniziativa organizzata in serata dalla lega nord "contro il degrado" al pub Lab16 in via Zamboni 16 (ex Transilvania).
Gli interventi al megafono (in cui si ricordavano le responsabilità della lega e la repressione con l'idrante avvenuta nel Cie domenica) hanno attirato non pochi indignati.

Qualche spintone tanti insulti  ma  alla fine l'arrivo delle forze dell'ordine convince i più ad andarsene.

Mentre nella giornata del 17 novembre sono stati incendiati cassonetti in più punti della città, in solidarietà con i migranti di Brescia,Milano.


Nello stesso tempo si tende ad invocare la generalizzazione del conflitto sociale, che non sia limitata solo alla questione università o scuola, ma anche welfare, difesa beni comuni, reddito e cittadinanza, immigrazione, carceri.

Capiremo quanto sia vero e genuino questo conflitto dopo le date del 27 novembre e del 11 dicembre, date importanti per una fetta della politica istituzionale di opposizione italiana nonchè sindacale concertativa.
Se oltre quelle date il conflitto continuerà, se sarà ancora vivo, se allargherà la sua estensione e radicalizzazione nei territori, allora vuol dire che veramente qualcosa forse in Italia è in fase di cambiamento.

L'indipendenza del movimento è l'unica forza che può rendere un conflitto sociale libero ed incondizionato, ovvero meramente conflittuale.

Marco Barone

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