Gli infiltrati del 16 ottobre 2010.

Scrivo questa riflessione dopo aver vissuto in prima persona la manifestazione del 16 ottobre in Roma.

Si è tentato, con le solite strategie, di deviare l'attenzione dell'opinione pubblica sulle possibili violenze che "dovevano" derivare dalla manifestazione del 16 ottobre.
Anche io ho scritto in precedenza sul punto rilevando che delle provocazioni sono in corso da tempo, vedi la questione del volantino Br a Violante, lo strano "attentato" a Belpietro,ecc.
L'attenzione deve essere sempre alta su questo c'è poco da dire.

Ma tale intento, oggi, al potere dei governanti non è riuscito.

Dunque veniamo alla giornata di lotta dei lavoratori e non solo.
Si parte dalla stazione di Bologna che già alle prime ore dell'alba è colma di manifestanti.
Ciò lascia intravedere la grande partecipazione prevista per tale iniziativa.
Si viaggia in treno, molti utilizzeranno i bus, altri i mezzi privati.
Ben cinque ore di lunga marcia.
Ma chi è giunto da Bolzano o dalle isole avrà sicuramente faticato di più.
Tutto nella solita ordinarietà.
Si giunge in Piazza della Repubblica verso le 13.00 circa, proprio nel momento in cui arrivano in massa i collettivi, gli studenti delle scuole ed universitari.
L'attenzione dei fotografi cade su due fumogeni uno giallo e poi uno rosso accesi nel bel mezzo del viale.
Atmosfera calda ma nel contempo mite.
Si notano tanti visi sorridenti.
Si sorride, si armonizza con la solidarietà sociale.
La rabbia , il furore per l'ingiustizia del sistema oggi viene mascherata dall'ironia.
Si sorride.
Tanti abbracci tra compagni che non si vedevano da molto tempo.

Studenti ed operai uniti nella lotta.

Oggi, dopo l'importante manifestazione e sciopero dei cobas scuola, si pone continuità all'autunno caldo del 2010.
Ma dopo anni di assopimento in verità qualcosa è mutato.
Movimenti , centri sociali, autonomi, operai, partiti extraparlamentari tutti uniti per la difesa del diritto al lavoro e nel lavoro.
Si legge in uno dei tanti volantini distributi "senza diritti si è solo schiavi".

Schiavi del sistema, schiavi nel sistema vigente.

Allarme allarme arrivano gli infiltrati.

Se infiltrarsi vuol dire "introdurre di nascosto qualcuno in un'organizzazione, per controllarla" e se per organizzazione intendiamo in linea di massima il sistema di potere esistente, allora oggi siamo tutti infiltrati.

Vedo dalla finestra di una delle tante vie romane percorse dal corteo, una persona anziana che alza il volume,dalla sua radio, dell'internazionale.
Sarà lui l'infiltrato?

Seguono applausi.

Vedo tanti bambini in braccio ai loro genitori.
Saranno loro gli infiltrati?

Vedo una donna nomade portare i palloncini dell'italia dei valori.
Sarà lei l'infiltrata?

Ma osservo anche una banda musicale che suona bandiera rossa, e tanti lavoratori sorridenti cantare bella ciao, tanti studenti correre uniti per i viali romani, tanti compagni abbracciati nel riproporre gli storici cordoni di sicurezza, saranno loro gli infiltrati?

Siamo tutti infiltrati nel sistema di potere.

Si lo siamo, da oggi lo siamo.

Ma per destabilizzarlo, per affermare la giustizia sociale, per lottare contro lo sfruttamento dei deboli, contro il razzismo, la xenofobia, contro l'ingiustizia presente.

Vedo anche molti baristi chiudere freneticamente le loro attività, pensando che magari gli infiltrati,ops i manifestanti, danneggiassero le loro vetrine.

Osservo anche Epifani essere scortato come un Presidente della Repubblica.

Ma ahimè vedo pochi lavoratori immigrati.

Tante bandiere rosse, tanta voglia di cambiare lo stato presente delle cose, ma soprattutto oggi è emerso un grande spirito unitario di lotta.

Questo i padroni lo hanno ben compreso. Ecco allora le dichiarazioni a caldo dei governanti a dir poco meschine, ma comprensibili. Si, dico comprensibili perchè hanno capito che da oggi qualcosa cambierà nelle lotte sociali.

Oggi è prevalsa l'intelligenza,lo spirito di solidarietà, e l'armonia tra i lavoratori e gli studenti ed i movimenti.

La strada da percorrere è questa.

Unirsi, un fronte unico di lotta convergendo le lotte delle varie realtà lavorative e sociali italiane in un solo canale, per dire basta a questo sistema, basta all'autoreferenzialità, basta al settarismo, basta all'ipocrisia, basta alla corsa alle poltrone, basta alle divisioni.

Solo così potremmo gestire anche la lotta dura, solo così potremmo veramente consegnare il potere al popolo.

Oggi eravamo tutti infiltrati, si, lo eravamo, lo siamo.

Marco Barone

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